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Belcastro è un paese di 1.365 abitanti.Fonti accreditate collegano le sue origini con la magnogreca Koni, fondata nel VII sec. A.C., da Filottete, legendario eroe troiano, al pari di Crimissa e Petelia. Fu alleata di Roma contro Cartaginesi, Sanniti, Etruschi, Fenici ed Italici per difendere i suoi commerci nel Mediterraneo orientale, fino a diventare con il passare del tempo vero e proprio presidio romano sul versante jonico dell'Italia Meridionale. Divenne sotto Bisanzio Paleocastrum (vecchio castello) e il Patriarca di Costantinopoli nel VIII secolo vi insediò la Sede Vescovile. Il nome Geneocastrum, datole dai Longobardi che aiutarono i Bizantini a scacciare i Saraceni dal vecchio castello sul finire del primo millennio (934 d.c.), deriva probabilmente dal fatto che venne edificato un nuovo ed imponente castello sulla rocca prospiciente il vecchio, già distrutto dalla guerra, proprio laddove sorgeva un antico tempio romano dedicato al Genio di Castore e Polluce, assai venerati dalla gente, specie dalla dama regnante e donne del luogo (Gynecocastrum). 
Con l’avvento dei Normanni e il successivo legame di costoro con i Longobardi di Capua e di Salerno, i d’Aquino vi si insediarono quali feudatari. Nell'ottobre del 1226, da Landolfo d'Aquino, signore di Belcastro e di Loreto, e da Teodora Caracciolo (Loritello), figlia del conte di Teate e principessa di Barbaro, che erano in Città per motivi politici (in incognito) e commerciali (per perfezionare l’acquisto del feudo di Botro), nacque Tommaso d’Aquino, destinato a diventare il più santo dei Dotti e il più dotto dei Santi. Nel 1426 Belcastro pervenne in casa di Covella Ruffo Sanseverino e vi rimase fino al 1460, anno in cui s'impadronì del feudo Ferrante de Guevara e, successivamente, dopo un breve dominio di Federico d'Aragona, passò a Giangiacomo Trivulzio.Nel 1500 Re Federico la dava a Costanza d'Avalos d'Aquino, duchessa di Francavilla ed in tale periodo Belcastro conobbe grande fulgore, contando 7000 fuochi. Poi venne alienata a Ferrante d’Aragona, duca di Montalto, il cui figlio Antonio la vendette nel 1575 a Gianbattista Sersale di Cosenza, barone di Sellia, i cui discendenti nel 1644 divennero Duchi di una Belcastro, però, già in declino e distrutta da pesti e terremoti. Nel 1676, per successione femminile, passava ai Caracciolo di Forino d’Ischia i quali nel 1715 la cedevano ai Poerio di Catanzaro che la tenevano quale baronia fino al 1746, anno in cui la vendevano ai de Mayda di Cutro, i quali nel 1755 la restituivano ai Poerio. Ed è proprio nel dominio di questa famiglia che si chiude il periodo feudale (1806), che aveva visto all’opera uomini e famiglie illustri dal letterato Lucio d’Orsi, ai prelati Michele Pitirri, Orazio Schipani, Antonio Ricciulli, Alessandro Papatodaro e Tommaso Fabiani, dai nobili ed antichi Diano, fondatori dell’omonimo Monte dei Maritaggi per prestiti ai poveri, ai notabili Tacina, Scarrilla, Sammarco, Castellana, Gargano, Spirone, Morelli, Fiorino e Verrina ai maestri d’arte Carpanzano, Carrozza, Nicoletti e altri, ma soprattutto a Tommaso d’Aquino e Sant’Antero Papa.Nel 1799 i Belcastresi, incoraggiati dallo spirito libertario e repubblicano dell’ultimo feudatario, il barone Alfonso Poerio, zio di Giuseppe, raccogliendo lo spirito di rinnovamento nella libertà sorto dalla rivoluzione francese, piantarono l'albero della libertà, un bagolaro detto milicuccio, che ancora oggi si erge superbo nella caratteristica ed omonima piazzetta, adiacente Palazzo Poerio. Ma presto forte fu la reazione borbonica che si concluse con il sequestro del feudo, ordinato dal Cardinale Fabbrizio Ruffo. Il Generale Championnet l'assegnò al Cantone di Catanzaro. La legge francese del 1806 ne fece un Distretto, comprendente i luoghi di Simbario,Sellia, Soveria,Cropani, Sersale, Zagarise, Andali, Arietta, Marcedusa, Cerva, Cuturella e Crichi. Nell’anno 1811 Belcastro fu inclusa nel circondario di Cropani e nel 1818, dopo circa un millennio, fu soppressa anche l'antica Diocesi.Confusa con l’epopea risorgimentale, alla quale Belcastro diede il suo onorevole contributo per il tramite dei patrioti Michele Galati de Diano (che divenne nel 1861 il primo sindaco del Regno nella cittadina), Giuseppe Gualtieri, Andrea Rivoli, Tommaso Trivolo e Fortunato Mazza, crebbe anche allora una sottile e virulenta lotta per il potere, che vedeva per la prima volta nella storia di Belcastro coinvolte le classi emergenti della nuova società, dagli artigiani agli agrari, la borghesia nascente in altre parole, che cercava a tutti i costi di sostituirsi alla vecchia nobiltà feudale decaduta. Il secolo XIX è, infatti, costellato di episodi di lotte fra le famiglie emergenti che, imparentate con il vecchio notabilato, mascheravano le ambizioni di rivalsa di quest’ultimo, tentando la conquista del potere. Così si susseguirono al potere i Cirillo, i Gimigliano, i Tallarico, i Galati, i Pisani ed i Ciacci, i quali ultimi, sul finire del secolo, s’insediarono alla guida del paese restandovi per circa un quarantennio, fino a metà circa degli anni trenta. E fu proprio in questo periodo (1895-1934), grazie alla stabilità amministrativa, che la cittadina transitò nell’era moderna.

Punti d'interesse:

Resti del castello bizantino: sul colle Timpe (Rupe), sono ancora visibili la torre d’entrata di chiaro rifacimento medievale e spezzoni della cinta muraria.
Castello medievale dei d’Aquino: recentemente restaurato, con al centro il poderoso Mastio quadrilatero a tre piani (m2 8 x 10), un tempo torre normanna; i resti delle muraglie perimetrali con torrette quadrangolari, cilindriche e semicircolari (ruderi dei sec. XIII-XV) delineano la pianta del castello. Di notevole interesse è la Cappella, costruita (1334) sulle rovine della Camera dove nacque San Tommaso d’Aquino, come risulta dall’istrumentum di richiesta dei fedeli per questa costruzione al vescovo protempore Gregorio, rogata dal notaio apostolico Girolamo Cavallo, in occasione della canonizzazione del Santo. Nel cortile del castello vi era anche la magella del pozzo, in pietra a coronamento esagonale, con stemmi scolpiti (sec. XIV) e che adesso è stata collocata presso l’ex cattedrale come fonte battesimale.A fianco del castello sorge l’ex Cattedrale.
Chiesa della Pietà: custodisce una Icona Greca su Legno, di scuola Veneto-Cretese rappresentante Madonna col Bambino, opera bizantina (1000-1200), e tre sculture barocche raffiguranti l’Annunciazione con l’Arcangelo Gabriele, s. Anna e Dio onnipotente, è notevole la facciata prolungata con porta archiacuta di tufo profilato del sec. XV. La chiesa, che esisteva già nel 1603, fu ricostruita ed ampliata con un accordo tra il canonico titolare Don Scipione Vivacqua ed i fratelli della congregazione della Pietà, come risulta da documenti conservati presso l'archivio arcivescovile di Santa Severina.
Chiesa di San Rocco: costruita nel 1645, dal duca di Belcastro Francesco Sersale come cappella di famiglia: il portale, in pietra rettangolare con colonne, é opera di scalpellini locali del sec. XVII. Ha subito nel tempo molte trasformazioni, una delle ultime nel 1948 con il rifacimento dell'intonaco della facciata principale; è stata restaurata di recente. L'impianto è formato da una struttura semplice in miniatura.
Palazzo Poerio: così detto dal nome degli ultimi feudatari, ma costruito dalla famiglia dei duchi Sersale, è chiamato volgarmente anche palazzo Cirillo. Fu edificato dal duca Francesco Sersale nel 1645, in seguito al terremoto di quell’anno che distrusse gran parte del paese ed il castello, provocando 61 vittime. L’edificio mostra all'esterno un portone arcuato incluso nella decorazione architravata fiancheggiato da colonne, finestre rettangolari profilate in pietra e cornicione ornato di dentellature, con facciata laterale in tufo coricata da balcone rinascimentale, probabilmente proveniente dai ruderi del castello; nell'interno cortile e scale arcate in pietra.
Ruderi dell'arco maggiore della chiesa omonima (1610): visibili in contrada SS. Annunziata, sono in tufo profilato e decorato, è visibile anche l'abside con fastigio architettonico pure in tufo. L’altare della chiesa, opera di maestri scalpellini roglianesi, è considerato monumentale per il suo particolare stile architettonico. Alla chiesa si affianca una torre campanaria romanica. Un tempo vi era annesso anche un ospizio per i viandanti.
Ruderi: vi sono, inoltre, i ruderi della Chiesa di S. Maria della sanità (o Ospitaletto), e di molte altre di cui si trova notizia in vari documenti storici, come della chiesa del Carmine: "Breve del pontefice Innocenzo X con cui viene concessa l'indulgenza plenaria ai visitatori della Cappella della chiesa di s. Maria del Carmine di Belcastro". Data in Roma presso S. Maria Maggiore e datata 15 giugno 1653 (G. Gualtieri, 128).Pochissimi ma visibili ruderi di quello che una volta era il palazzo Vescovile ed il Seminario.Alla marina vi sono avanzi della torre del Crocchio e di quella di Magliacane che costituivano il sistema difensivo costiero (sec. XVI) contro la minaccia delle scorrerie turche.
Da ricordare che anni addietro sono scomparsi definitivamente i ruderi del convento di S. Francesco di Assisi e dell’altro di S. Francesco di Paola, grazie all'opera dell'uomo che ha preferito edificarvi abitazioni civili.


Frazioni: Acquavona, Fieri

Patrono: San Tommaso d' Aquino che si festeggia il 21 Marzo.

Compatrono: SS. Vergine Immacolata che si festeggia l' 8 Dicembre.

Sito istituzionale: http://www.comune.belcastro.cz.it/

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