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Soverato è un comune italiano di 9.441 abitanti della provincia di Catanzaro. I Siculi, furono il primo popolo a stanziarsi sulle coste di Soverato. Nel loro discendere dalle Alpi fino alla Sicilia, presero stanza sul lido, e lasciarono memoria nelle tombe a grotta di località S. Nicola. A proposito di questi, infatti, ci fu uno studioso salesiano, Don Giovanni Gnolfo, che tanti lavori dedicò a Soverato, a individuare sulle colline degli insediamenti Siculi e lungo la costa alcune loro tombe. Non è inverosimile che il popolo indoeuropeo dei Siculi, attraversò tutta l‟Italia, lasciando ovunque tracce del loro passaggio. Poi arrivarono i Greci, e fondarono un insediamento che al giorno
d' oggi si chiamamo Poliporto. Il nome di Poliporto è interpretato in diversi modi:
· Da Polis ‘città’ e Pertho, ‘distruggere’: ‘città distrutta’.
· Da Poliòs e Portus, o meglio Porthmòs, passaggio: ‘bianco approdo, passaggio’.
· Da Potè, ‘commercio’
· Da Poliporthos ‘distruttore di città’.
In seguito, per i cittadini Greci di Poliporto venne il tempo di abbandonare le coste per la minaccia dei Saraceni , e di Poliporto restò appena il nome. I superstiti, lungo il Beltrame, fondarono un borgo fortificato, che ebbe nome di Suberatum, terra di sugheri. Il nome ‘Suberatum’, fu dato al piccolo borgo, a seguito della ricostruzione sulla collina sovrastante la costa, durante il X secolo d.C. Pochi sono i documenti esistenti relativi alla cittadinanza di Soverato ma un testo storico registra la presenza di un mulino all‟interno di un territorio denominato ‘Suberati’. Furono tanti i nomi che furono attribuiti a questa piccola cittadina e fra i questi ricordiamo: Sughereto,Sovrato e Subrato. In riferimento al nome odierno, si ritiene che coloro i quali attribuirono questo nome al villaggio presero spunto dal grande numero di alberi da sughero presenti nel territorio. Nonostante il nome latino, l’antichissima Soverato appare di cultura bizantina fino al XIV secolo. Con l’arrivo dei Normanni,invece, si trovò a lungo legata alla contea di Squillace, feudo di signori normanni, poi degli Agioini Monforti dei Ruffo di Catanzaro e Crotone; infine dei principi Borgia d’Aragona. Dissoltosi questo principato, Soverato passa ai Loffredo, agli Sculco, e ai Marincola di Petrizzi che ne sono baroni. Nel 1510 Francesco Marini da Zumpano, agostiniano riformato, aveva fondato nel territorio di Soverato il convento della Pietà. Egli desiderava una statua dell‟Addolorata, e ne ottenne il marmo fecendo riemergere una nave affondata che lo trasportava. Ma il bel gruppo della Deposizione è opera di Antonio Gagini da Palermo. Nel 1594 Soverato fu devastata dalla scorreria turca del pascià Cicala, rinnegato cristiano, che già aveva distrutto Reggio. Nel 1645 la flotta turca di Bechin Pascià, si avvicino costretta dalla corrente, alla spiaggia di Soverato nei pressi di Sainaro. Dopo questo episodio a Soverato ci furono varie dominazioni che lo condussero ad avere due titoli diversi a secondo dei signori: casata barone e casata marchese. Tra questi signori ricordiamo: Salvatore Maricola, Loffredo, Falco, Diego II, Pietro I, Francesco Antonio, Pietro II e infine Diego Maricola.
Dopo il terribile sisma del 1783 soverato fu divisa in:
· Soverato Vecchia
· Soverato Superiore
· Soverato Marina
Il terribile sisma del 1783, devastò Soverato ‘Vecchio’ e i Soveratani furono costretti ad abbandonare le case devastate e, in seguito, fondarono un nuovo paese e una nuova chiesa. Nella piccola frazione di S. Maria di Poliporto, borgo di pescatori, nacque nel 1852 Carlo Amirante che oggi è agli onori degli altari. In seguito la Marina diveniva un ricco centro di commerci e industrie ad opera di famiglie di imprenditori giunte da tutta l’Italia Meridionale. La sede comunale vi veniva trasferita già nel 1881. Fu allora che la Marina si impose come località di villeggiatura e bagni. Nel 1904, infatti, la Marina si dotava di una sua chiesa, che nel 1941 diveniva Parrocchia autonoma; nel 1908 i Salesiani istituivano, dopo l’Oratorio, un Ginnasio-Liceo, che faceva di Soverato anche un rinomato centro di studi. Ma quello che rende Soverato una cittadina particolarmente attiva sono: scuole pubbliche e private, uffici, comandi militari, stabilimenti balneari e associazioni.
Soverato è una delle località balneari più conosciute della Calabria. E’ uno dei centri che, in Calabria, ha registrato maggiore sviluppo turistico, con la presenza di alberghi e campeggi. Il turismo rappresenta la principale fonte economica per Soverato. Durante il periodo estivo, la popolazione aumenta in numero e vengono organizzate una serie di attività sia dalla parte della proloco che dal comune. Soverato è un importantissimo centro commerciale e marinaro, anche l'agricoltura è piuttosto sviluppata, e le coltivazioni prevalenti sono quelle di uva, olive e ortaggi. Anche se il suo vero punto di forza continua a rimanere il Turismo. Ricco è il calendario degli eventi che scandiscono l'estate Soveratese: dagli appuntamenti culturali alle sagre, dagli spettacoli teatrali ai festival musicali.


ORIGINE DELLA FESTA DELLA MADONNA A MARE In agosto, si svolge la festa della Madonna di Porto Salvo, nota come la Madonna dei Pescatori. Una storia di fede e di costume è all’origine della festa che si fa risalire a quasi cento anni fa. Nel retro dell’Immaginetta si legge: ‘Nell’anno 1906, durante una tremenda tempesta, il capitano di lungo corso Rocco Caminiti, assistendo, impotente, alla violenza dei marosi, che minacciavano di far perire la sua nave con l’intero equipaggio, si rivolse in preghiera alla Madonna di Porto Salvo, della quale era molto devoto, chiedendole aiuto e facendo voto che, se si fosse salvato avrebbe costruito una chiesa, promovendo ogni anno festeggiamenti in suo onore’. In quell’epoca Soverato Marina era un borgo marinaro, abitato da molte famiglie di pescatori, gente che viveva sul mare e del mare, con il quale doveva spesso misurarsi. Fra questa popolazione si è subito radicata la devozione alla Madonna e la tradizione della festa, con la processione in mare, che annualmente si è ripetuta nella seconda domenica di agosto, e con l’impegno della famiglia Caminiti, fino alla morte del Sen. Filippo, figlio del fondatore, avvenuta nel 1955. Dopo alcuni anni, per iniziativa di un gruppo di pescatori, con l’appoggio della famiglia Caminiti, è stata ripresa la tradizione della festa con la processione in mare, che si celebra ogni anno. E’ chiaro che la gestione e l’organizzazione sia ancora oggi a cura oltre che del Comitato, patrocinato dal Comune, e anche della famiglia Caminiti, ma è altrettanto chiaro che questa festa coinvolge tutta la cittadinanza.


Punti d'interesse:

Chiesetta dei Pescatori: la Madonnina di Porto Salvo è custodita nella ‘chiesetta dei pescatori’, che in questi giorni è al centro delle funzioni religiose ed è meta dei pellegrini, poichè la visita in questo luogo sacro è quasi d’obbligo. La struttura della chiesetta, sita in via San Martino, è 15 metri di lunghezza e 7 di altezza, e venne realizzata da Rocco Caminiti. Ben presto la chiesa divenne meta di pellegrinaggi non solo da parte di fedeli, ma anche di appassionati d‟arte, infatti, è ornata da tre grandi affreschi di tipo murales realizzati con colori acrilici dai maestri Mario Linizzati e Chazanfari ed altri. Il murales che orna la facciata, opera di Pinizzotto, rappresenta un gruppo di pescatori al lavoro nella spiaggia. Alle loro spalle si vede il sole che sorge, che simboleggia la vita, la speranza. L‟autore spiegò a suo tempo che il dipinto rappresentava il riscatto morale dell’uomo. L’artista iraniana, Chazanfari, dipinse sul lato destro della chiesetta una Madonna che sorge dalle acque del mare. ‘Vicino alla Madonna- spiegò la pittrice- una colomba e dei girasoli che sono il simbolo della luce del sud e della vita’. Il terzo murales sul retro, eseguito da De Pasquale, raffigura due pescatori che trasportano con grande entusiasmo un pesce spada, simbolo di ricca pesca. Purtroppo queste opere essendo esposte alle intemperie e al trascorrere del tempo andrebbero restaurate, come del resto l‟intera chiesetta. La processione delle barche che solca le acque antistanti la cittadina jonica continua ad esercitare il suo fascino.
La Pietà di Antonello Gagini: tra gli itinerari turistici della Perla dello Ionio una doverosa visita alla chiesa arcipretale l’Addolorata di Soverato Superiore, ove si trova il gruppo della Pietà, insuperato esempio di arte rinascimentale, una scultura in marmo bianco con la Vergine avente in grembo il Cristo morto. La scultura, datata 1521 , è opera dell’artista siciliano Antonello Gagini, appartenente alla famiglia di artisti originari di Bissone nel Canton Ticino; unitamente ad un bassorilievo detto ‘L’uomo dei dolori’dello stesso artista e proveniente dal Convento della Pietà di Petrizzi, rappresentano la fase evolutiva dell‟arte dello scultore siciliano, improntata a forme rinascimentali.
Chiesa Santissima Addolorata: il gruppo marmoreo, collocato nella navata destra della Chiesa, proviene dall’antico convento agostiniano di Santa Maria della Pietà di Petrizzi, sorto in aperta campagna, lontano dall’abitato, l’imponente edificio, sarebbe stato fondato, secondo Domenico Martire, nel 1454, e venne inseguito più volte rimaneggiato nell’impianto architettonico generale, in quanto venne danneggiato a causa delle scorribande dei pirati saraceni e degli effetti provocati da calamità naturali. In questa stessa struttura nel 1510, il Beato Francesco da Zumpano, dell’ordine degli agostiniani Riformati, fondò il convento di Santa Maria della Pietà. La realizzazione dell‟opera è una leggenda incantevole, secondo la fantasia popolare, ma che trova riscontro nell’opera ‘Della Calabria Illustrata’ di Padre Giovanni Fiore da Propani (1622-1683), il quale a proposito di padre Zumpano, e degli avvenimenti che portarono alla collocazione dell’immagine sacra nel convento agostiniano, Fiore da Cropani così scrive:’Volendo poi collocarvi un’immagine a rilievo di Maria con Figlio morto nelle braccia, e non avendo potuto trovare pietra a proposito di incavarla, passò in Messina, ove intendeva che da vascello, quale avea corso fortuna, n’era stata buttata a mare una tale, molto acconcia al suo disegno. La richiede dal padrone, il quale non fu ritroso a concederla, supponendo l’impossibilità del frate per trarla dal fondo, ma appena egli, prostrato, ne supplicò il Cielo, che ad occhi veggenti da tutti fu veduta la pietra nuotar a gala, e porsi nel lido’. Il racconto di Padre Fiore pur intriso di leggenda, contribuì a far accrescere intorno a questa scultura, un alone di mistero e arcane suggestioni miracolistiche. Così come l’episodio che narra di come la statua giunse presso la chiesa arcipretale di Soverato Superiore, anch’esso tra mito e leggenda popolare s’intreccia al vero storico. Questi racconti si diffusero nell’immaginario collettivo del Meridione, tramandatisi in seguito al terremoto del 1783; ma tralasciando i suggestivi racconti leggendari, in realtà i fatti storici che portarono la statua della Pietà all’attuale sito, ebbero inizio nel 1787, quando una contesa tra gli abitanti di Soverato e quelli di Argusto sfociò in un aspro litigio, in merito al possesso della campana del soppresso convento agostiniano, la quale venne commissionata da un religioso di Soverato in sua devozione. La contesa si concluse nel 1801, con la rivendicazione da parte delle due popolazioni dell’intero convento, che per ironia di sorte fu poi confiscato dal comune di Petrizzi. Fu proprio in questo periodo di tempo che il gruppo marmoreo giunse a Soverato e volendo attribuire alla leggenda un fondo di verità, la scultura venne trasportata da un carro trainato da buoi. In merito alla realizzazione del gruppo della Pietà, si posseggono notizie e documenti grazie al lavoro lungimirante del più autorevole studioso dell’Opus gaginianum, Walter Kruft. L’opera venne commissionata da Giovanni Martino d’Aquino, discendente di San Tommaso, e del Beato Francesco da Zumpano, il 26 settembre 1520; il gruppo della Pietà assume particolare rilievo nella statuaria meridionale sia per i precisi intenti teologici e filosofici dei committenti sia per l’introduzione da parte dell’artista di elementi stilistici nuovi, frutto della conoscenza delle opere del Buonarroti, del Laurana e del Sansovino. La scultura è in marmo bianco carrarese, con residui di dipinti; le misure: altezza del basamento 22 cm; altezza del gruppo 159 cm; e in fondo alla composizione si trova l‟ iscrizione: ‘hoc opus Antoni Gagini panormitae MCCCCCXXI’ (quest’opera di Antonio Gagini palermitano 1521). Sul basamento risiede a sinistra Giovanni Battista, a destra l’Arcangelo Michele, mentre la figura di San Tommaso occupa la centralità del bassorilievo, scolpito nell’atto di tenere una lezione ex cathedra sull’avverroismo e di schiacciare metaforicamente il filosofo islamico e con esso il suo pensiero. Il gruppo marmoreo è una competizione tardiva nell‟opera del Gagini, con la Pietà di Michelangelo, che risale al 1493, la quale aveva avuto influsso notevole nel suo lavoro di giovinezza, tuttavia la Pietà del Gagini rappresenta una svolta di pagina dell’opera del Buonarroti. L’impegno del Gagini di opporre al lavoro di Michelangelo una soluzione propria è innegabile. Nell’espressione del volto ottiene un’intensità maestosa e soave allo stesso tempo, servendosi della sua cultura artistica superò se stesso nell’esecuzione della figura della Vergine, carica di intimo pathos nello sguardo, in cui si fondono dolore e compostezza insieme; il Gagini seppe infonderle la purezza e la dignità della Madre di Dio. La Pietà, gravemente danneggiata a causa del sisma del 1783, è stata restaurata presso l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Il restauro dell’Opificio ha, inoltre, reso un’immagine idealizzata della statua, forse non considerando dei volti, delle altre statue, scolpiti dal Gagini e forse condizionato dalla più famosa Pietà di Michelangelo, non ha certo contribuito a rendere la statua più aderente allo stile dello scultore siciliano. Al di là d’ogni critica, la Pietà del Gagini mantiene intatti i caratteri dell’opera d’arte del genio. Fruire, conoscere e contemplare tali sculture di grande pregio amplia gli orizzonti dell’uomo e ne infiamma l’anima e la induce a proiettarsi verso ‘l’alto’.
Il Giardino Botanico ‘Santicelli’: per gli amanti del regno vegetale, per chi coltiva la passione per le piante, o per chi semplicemente intende godersi gli splendori della natura, e se vi piace l’idea di proiettarvi in una dimensione fiabesca, allora il giardino botanico comunale può essere la prossima meta. Un itinerario che garantisce un percorso ecologico, lontano dal frastuono della città, un luogo di benessere fisico e spirituale, la dove il nostro sguardo si perde nella sublime immagine della natura e dei suoi colori. In una scenografia tutta al naturale, il giardino botanico ‘Santicelli’ si staglia su un’altura che si affaccia sulla splendida cornice del Golfo di Squillace, e in un incantevole belvedere intriso di storia e di suggestive leggende, l’occhio dell’uomo non può fare a meno di meravigliarsi di fronte allo spettacolo della natura. Il prezioso e inestimabile giardino ‘Santicelli’ rappresenta un valido esempio di tutela e conservazione della biodiversità, la dove si possono ancora ammirare, con immenso stupore, piante tipiche della macchia mediterranea ionica e di molte altre piante esotiche, alcune in via d’estinzione provenienti da luoghi lontani. Il giardino botanico ‘Santicelli’ occupa una superficie di mq 56.590, si è sviluppato su un terreno roccioso, in origine era completamente spoglio, solo grazie all’ausilio e all’intervento dell’Azienda forestale Regionale di Catanzaro il giardino è divenuto un luogo di ineffabile bellezza. Per godere del fascino di questo piccolo paradiso terrestre, il percorso da cui si può accedere è fatto di viali pedonali costeggiati da una vegetazione in perfetta armonia con l’ecosistema naturale. Le piante sono state disposte e coltivate al fine di studiarne le caratteristiche delle varie specie; all’interno del giardino alcune aree sono destinate a particolari tipi di vegetali: piante succulente, piante medicinali, palmizie, e molte altre appartenenti a specie che un secolo fa erano note solo agli specialisti. Il giardino botanico’Santicelli’ è un luogo magico e arcano, che possiede un fascino mediterraneo e domestico, ove è possibile ammirare un panorama incomparabile e suggestivo, carico di storia, ed è qui che tra le bellezze del variegato mondo vegetale, si proietta in primo piano l’antica torre di CarloV, avamposto della roccaforte aragonese. Il giardino botanico, da poco riscoperto e valorizzato, per chi approda nella cittadina di Soverato, rappresenta un connubio ideale tra scienza e cultura.
Costa di Soverato :acque blu punteggiate di candidi scogli da cui sembrano risuonare i canti delle sirene, spiagge di un bianco fatato che invitano alla quiete sognante,è così che si mostra, nella sua totale bellezza, la spettacolare baia di Soverato. Situata al centro del vasto Golfo di Squillace, dove la cittadina negli anni si è sviluppata ed estesa, confermandosi ad alta vocazione turistica, la baia naturale è protetta dai marosi del II e III quadrante; inoltre già a poche decine di metri dalla battigia il fondale è alquanto profondo, e in alcuni punti diviene abissale. I fondali, prettamente sabbiosi, poco sfruttati, sono coperti da praterie di ‘Posidonia’ e celano tesori di rara bellezza marina. E’ piacevole lasciarsi sedurre dal richiamo del mare, per questo la Perla dello ionio propone itinerari subacquei alla scoperta di fondali straordinari. L’area marina in questione risulta essere l’habitat ideale per le numerosissime colonie di ippocampi e pesci ago, sempre più rari nel Mediterraneo. La presenza degli hippocampus, secondo gli esperti del settore, sono considerati dei grandi indicatori della qualità delle acque pulite, in quanto essendo organismi stanziali, vivono nel loro habitat in stato di delicato equilibrio naturale. La baia di Soverato, che funge da riparo per l’Ippocampo e per molte altre specie ittiche del Mediterraneo, si è formata nel corso dei millenni, con la bianca sabbia di origine granitica depositata dal torrente Ancinale che ha la sua foce poco più a sud della baia. Ed è in questo mondo sommerso, negli abissi del’Mare Nostrum’, che albergano e si riproducono in gran numero gli ippocampi di entrambi le specie endemiche del Mediterraneo: l’Hippocampus ramulosus e l’Hippocampus hippocampus. La baia di Soverato, dunque, può vantarsi di una straordinaria e bizzarra presenza, il cavalluccio marino, conosciuto da tempi immemorabili e benvoluto dagli uomini, sovente citato dalla mitologia greca come simbolo di fedeltà, stupisce ancora per quel suo tratto di simpatia, e per quei suoi colori appariscenti e cangianti. Il viaggio tra i fondali della baia dell’Ippocampo, in uno scenario magico e incantato, dalle sabbie impalpabili e dalle acque turchesi, ci riserva altre piacevoli e fantastiche presenze. In questo luogo magico convivono altre specie, altrettanto curiose e stimolante sotto il profilo biologico e naturalistico, come Cerianti e Crinoidi dai colori più variegati, e altre specie ancora, come il pesce pettine, conosciuto dalle popolazioni locali con il nome dialettale ‘u surici’, molto ricercato per le sue carni delicate e squisite, quasi sconosciuto negli altri mari, la sua presente nel mare Mediterraneo è limitata nel bacino orientale. Un mondo sommerso, ricco di vita, un piccolo paradiso che regala uno spettacolo suggestivo, ove al calare del sole, le stelle marine riemergono dalla sabbia per danzare tra i flutti del mare.


Patrono: Madonna Addolorata che si festeggia la Terza domenica di Settembre.

Sito istituzionale: www.comunesoverato.it

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