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Squillace è un comune di 3.417 abitanti in provincia di Catanzaro. Posta a 344 metri sul l.m. e distante da esso circa 5 km, si presenta agli occhi del visitatore come testimone di intrecciate ed antiche vicende. Le vie, le chiese, i palazzi, espressione viva di una civiltà ricca di storia, rimandano indietro nel tempo, facendo rivivere nel presente momenti palpitanti dell’antico passato. Sita in un punto della costa jonica che già dall’antichità si è dimostrato strategico per la centralità, si affaccia imperante sul golfo che da essa prende il nome. Alcuni attribuiscono la sua fondazione ad Ulisse, mentre altri all’ateniese Menesteo reduce della guerra di Troia. Con certezza si sa che fu dapprima la greca Skilletion (lo storico Antioco di Siracusa nel 415 a.C. ne menziona per primo l’omonimo golfo) e poi la romana Scolacium le cui vestigia artistiche tutt’ora si possono ammirare presso la Roccelletta di Borgia dove già nel 123-122 a.C. i romani istituirono, sullo stesso sito della greca Skilletion, la COLONIA MIINERVIA SCOLACIUM. Proprio in quel luogo fiorì Squillace nel suo massimo splendore e proprio lì, oggi, si respira nell’aria un profumo che subito ci immerge nel fascino di tempi lontani. Durante l’Alto Medioevo, Squillace subì la sorte di moltissimi altri centri costieri calabri: le incursioni saracene e longobarde, sempre più frequenti, costrinsero i cittadini a rifugiarsi per motivi di sicurezza sulle vicine colline (VI - VII sec. d.C.). L’attuale centro dopo alcuni periodi di dominazione araba venne occupato dai Normanni guidati da Guglielmo d’Altavilla (1044) e in seguito grazie al Conte Ruggero, la Diocesi di Squillace - una tra le più antiche della Calabria che risale al V sec. d. C. - passò definitivamente dal rito greco a quello latino (1096). Passata di volta in volta sotto i domini che si succedevano nel Regno di Napoli (Svevi, Angioini, Aragonesi) dal 1258 al 1445 ebbe come signori i Conti Lancia, Monforte, Del Balzo e Marzano. Nel 1485 fu Principe di Squillace Federico d’Aragona, futuro Re del Regno di Napoli, mentre dal 1494 al 1735 la Città fu governata dalla potente famiglia Borgia che vide con Goffredo, figlio naturale di Papa Alessandro VI, l’inizio di quella signoria nel Principato di Squillace. Nel 1755, il Re Carlo III l’assegnò, per 110.000 ducati, al Marchese Leopoldo De Gregorio che, risiedendo a Napoli, non dimostrò particolare interesse per la Città. Il terribile terremoto del 1783 le sfregiò il volto architettonico e urbanistico e le rovine monumentali oggi esistenti, rappresentano una chiara testimonianza dell’ enormità dei disastri. Mèta di numerosi viaggiatori stranieri (G. Gissing, R. K. Craven, E. Swinburne, Saint-Non, F. Lenormant, ecc.), che con interesse la studiarono e la scoprirono, Squillace fu oggetto di limpide pagine di letteratura. Patria di numerosi uomini illustri, diede i natali alla singolare figura di FLAVIO MAGNO AURELIO CASSIODORO (485-583 d. C.), primo ministro e consigliere personale di Teodorico, Re dei Goti. Ritiratosi a Squillace intorno al 550, fondò alle falde del Monte Moscio (odierna Coscia di Stalettì) e in prossimità del pescoso Pellene (oggi fiume Messi), il Monastero Vivariense, munito di una biblioteca ricca di codici rari e preziosi, dove si studiavano, si revisionavano e si copiavano testi antichi. Per coloro che invece preferivano vivere in austera ascesi e contemplazione, aveva fondato più in alto e a poca distanza, il Monastero Castellense. Fra le opere di Cassiodoro, molto interessante è la famosa raccolta delle VARIAE, che comprende 568 lettere scritte durante la sua attività politica. Altre eminenti personalità squillacesi sono i generali FLORESTANO e GUGLIELMO PEPE, quest’ultimo definito dal De Sanctis "il padre della rivoluzione italiana".

Punti d'interesse:

La Cattedrale: il primo edificio della Cattedrale venne costruito nel 1096, per volere del conte normanno Ruggiero I d'Altavilla subito dopo la sua conquista della città di Squillace. L'attuale Cattedrale fu edificata invece dopo il terremoto del 1783 dal Vescovo Mons. Nicola Notaris, su disegno dell'ingegnere Claudio Rocchi. Ci vollero complessivamente quattordici anni per terminare i lavori condotti da quattordici maestri scalpellini, guidati dal capo-mastro Domenico Caruso di Altilia. La facciata odierna in pietra da taglio di ispirazione romanica si presenta con un corpo leggermente avanzato rispetto a quelli laterali. I tre portali finemente scolpiti con timpano a lunetta vengono preceduti da una piccola scalinata sempre in pietra lavorata. Una trabeazione con balaustre divide la facciata in due, in senso orizzontale. Nel secondo ordine si notano due monofore e, sulla destra, un orologio. La cattedrale è formata da tre navate divise da pilastri, ed al suo interno si segnalano un fonte battesimale del ‘500, il monumento sepolcrale al vescovo Capece Galeota, vissuto tra il XV° ed il XVI° secolo, e una tela settecentesca di Domenico Basile.
La Chiesa di “Tutti i Santi”: (Seconda metà del XVI sec.)- La chiesa (già Parrocchia di San Matteo) è caratterizzata dalla singolare facciata d’impronta rinascimentale rifatta nel 1717 e animata da due busti di danna con seno scoperto. Sul portale, lo stemma dell’Ordine delle Francescane raffigura il braccio nudo di Cristo con quello togato di San Francesco. Collegato alla chiesa, sorgeva un tempo un monastero di Tutti i Santi, completamente distrutto dal terremoto del 1783. interessanti, all’interno, i quadri del pittore G. Basile del XIX sec.
La Chiesa di San Giorgio detta anche della Purità: è stata consacrata da Mons. Michele Abbate nel 1739 in onore della B.V. Maria della Purità e di San Francesco di Sales. Tale titolo si riallaccia all’esistenza del Monastero della Visitazione, istituito nel 1713, di cui l’attuale chiesa era la cappella. All’interno si conservano pregevoli tele e un caratteristico organo a portelle di fattura napoletana datato 1853.
La Chiesa di San Pietro, un tempo sede della Confraternita di Santa Maria del Carmelo è detta, ancora oggi, chiesa del Carmine. Interessante lo splendido portale settecentesco di elaborata fattura.
La Chiesa dell’Immacolata, già parrocchia di San Nicola delle Donne, si presenta con una facciata di stile classicheggiante. I locali sottostanti, a cui si accede tramite una scala interna, un tempo adibiti a sede della Confraternita dell’Immacolata, conservano tutt’ora un grazioso altare. Di notevole interesse sono: una splendida tela eseguita dal pittore G. Basile nel 1872 che raffigura l’Immacolata Concezione ed un’artistica campana della fine del 1500 tra le più antiche della zona.
I ruderi della chiesa di Santa Chiara con annesso l’omonimo monastero : la costruzione risale al 1604 e realizzata con il lascito testamentario del nobile Marcello Minniti di Guardavalle, ospitava inizialmente sedici suore che osservavano la stretta regola di Chiara d’Assisi. Poco meno di due secoli più tardi, nell’anno 1783, il terremoto segnava la fine del monastero. Oggi non rimane che la singolare facciata attigua a quella della chiesa alla destra della quale si innalza il maestoso campanile e all’interno, sulle arcate laterali, il matroneo. La luce proveniente dal finestrone, posto nella parte centrale della facciata, rendeva meno grave l’oscurità dell’interno.
La chiesetta della Santa Maria della Pietà: situata all’inizio della Via dell’Antico Senato, rappresenta un vero esempio di architettura gotica del XIII sec. È una costruzione a pianta rettangolare irregolare, quasi quadra, con muri esterni in blocchi di pietra squadrati, sicuramente opera di maestranze locali. L’interno, di modeste proporzioni e illuminato da esili monofore, si presenta con un grosso pilastro al centro che regge, insieme ad altri addossati alle pareti, la copertura, realizzata con volte a crociera portogivali. Su una parete vi è la lapide marmorea ricordo di un restauro effettuato nel sec XIX del Vescovo Mons. C. Pasquini.
Il Palazzo Sgromo: scendendo verso il viale Fuori le Porte si nota, un edificio di evidente stampo nobiliare, attualmente di proprietà della famiglia Sgromo. Un ingresso ad arco caratterizza la corte laterale che lo separa dalla fortezza.
Il palazzo Pregoni: situato sul corso Guglielmo Pepe e di fronte al rione del Carmine manifesta intatte le sue caratteristiche architettoniche tipologiche, riscontrabili soprattutto sul prospetto, scandito centralmente dal portale d’ingresso, sormontato da un balcone con ringhiera e lateralmente da due porte più basse, anch’esse sormontate da balconcini.
Portale in pietra appartenente alla nobile famiglia Pepe: formato da conci lavorati a punta di diamante, dà accesso ad una corte interna al cui centro è situato un pozzo. La facciata principale è scandita ritmicamente dalle aperture balconate del piano superiore, accentuate da mostre, fregi e cornici di chiaro stampo neoclassico e da cantonali che la chiudono. L’accesso ai piani superiori è regolato dalle scale esterne poste sulla corte.
Il palazzo Pepe oggi Municipio: appartenuto ai fratelli Florestano e Guglielmo Pepe, nati a Squillace ma protagonisti, a Napoli e nella Penisola, del Risorgimento italiano. La costruzione, in muratura di pietrame granitico, è a pianta rettangolare e consta del solo piano terra con sottostante cantina.
Il palazzo Maida: rappresenta uno degli esempi più intatti nella sua fisionomia tipologica e funzionale. L’entrata principale è rivolta su un vicolo trasversale al corso, che porta alla Chiesa di San Matteo. La struttura si sviluppa attorno ad una corte chiusa cui si accede da un androne delimitato da un magnifico portale in pietra arenaria sormontato da un balconcino con ringhiera in ferro lavorato.
Il Palazzo Palmisani – Clericò: rappresenta un chiaro esempio di corte interna delimitata dalle strutture. Incantevoli la loggia interna e la scalinata di accesso ai piani superiori.
Il Palazzo Olivieri: magnifico esempio di architettura barocco. Il palazzo si presenta a pianta rettangolare, con muri portanti in pietrame. La facciata presenta segni chiari di stile barocco con l’entrata principale, ad arco a tutto sesto, sormontata da un vistoso stemma di ascendenza nobiliare che si affaccia su una scala in pietra granitica con una ringhiera in ferro battuto e una balaustra a ballatoio.
Il Ponte del Diavolo: posto su uno dei due fiumi che circondano Squillace, e precisamente su quello chiamato Ghetterello. Costruito in una età mai definita, sorge con un'unica arcata. Il nome popolare del Diavolo gli deriva da una leggenda che ancora oggi si racconta: nella zona dove sorge il ponte, vi abitava tanto tempo fa un pastore, il quale, era costretto ogni volta ad attraversare il fiume. Si vide costretto dunque a costruire un ponte che gli permettesse di fare la traversata in modo agevole, e così fece. Le violente piene che periodicamente avvengono, però, ogni volta, lo costringevano a rifare il ponte poichè esso se ne andava con le piene stesse. E più ne costruiva e più il fiume se li portava via. Così che un giorno, stanco di fare la stessa storia volle stringere un patto con il diavolo; si misero quindi d'accordo che il diavolo si sarebbe impegnato a costruire un ponte che mai nessuna piena avrebbe potuto portarsi via, in cambio, l'anima del primo essere che sarebbe passato sul nuovo ponte, sarebbe stata sua. Così che il diavolo, sicuro che il primo a passare sarebbe stato il pastore, costruì il ponte e aspettò la sua ricompensa. il pastore che però non era certo ingenuo, richiamava il cane che si trovava sull'altra sponda e questo, udito il richiamo del padrone, attraversò il ponte di corsa e lo andò a raggiungere. Il diavolo, vedendosi così beffato, infatti l'unica anima che avrebbe potuto portarsi via, ammesso che ne avesse una, era quella del cane, si adirò e mollò un calcio al ponte con l'intento di buttarlo giù, ma questo, costruito solidamente non si mosse, ne rimase impressa invece l'impronta del piede. Ancora oggi infatti è possibile vedere un'enorme buco nella fiancata del ponte, che come il povero diavolo aveva promesso, continua ad essere ancora lì e a resistere a distanza di tanti secoli alle piene e agli alluvioni che nella cattiva stagione si susseguono, a dispetto di tutti e del diavolo in prima persona. Il ponte misura 12 metri in lunghezza e 9,10 metri in altezza ( dal livello dell'acqua) e 3,30 metri in larghezza.
Zona archeologica: vicino al torrente Alessi, si trovano i resti di un'insediamento preistorico di età Neolitica.


Frazioni: Fiasco Baldaia, Scalo (Squillace Lido), Piscopio, Colazzocca, Madonna del Ponte, Impise, Gebbiola, Poveromo, Mandrelle, Tri Cerzi (in italiano "Tre quercie"), Porte, Perroncino, Fontana nuova, Fontana vecchia, Cappuccini, Ghetterello, Santa Chiara, San Domenico, Porta Giudaica, Rione Castello

Patrono: Sant' Agazio che si festeggia il 7 Maggio.

Sito istituzionalewww.comune.squillace.cz.it

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