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Sant'Andrea Apostolo dello Ionio è un comune di 2.111 abitanti della provincia di Catanzaro. È adagiato su tre colline: Nacca, Tralò e Lipontana, che si affaccia sul golfo di Squillace. Si compone di una fascia marina pianeggiante, coltivata soprattutto da agrumi ed uliveti, una fascia collinare con altrettanti uliveti, vigneti ed orti ed infine la montagna, molto ben conservata, che costituisce un grosso patrimonio ambientale, con boschi di castagno e faggio. Immerse in un equilibrio incontaminato, in un susseguirsi di cascatelle naturali, tra boschi di faggio. Immerse in un equilibrio incontaminato, in un susseguirsi di cascatelle naturali, tra boschi di faggio e castagni, sono le zone dei torrenti Alaca e Salubro, piene di attrattive naturali in quanto conservano vecchi ruderi di mulini ad acqua. Il centro storico ho conservato la sua caratteristica di Borgo Medievale sviluppato in un sistema di strette viuzze e strade molte suggestive, alcune delle quali hanno ancora il pavimento in pietra o in lastroni di granito. È una vera e propria terrazza sul mare, da dove si può ammirare un magnifico panorama. La posizione del Paese, infatti, è splendida ed invidiabile: davanti il mare, alle spalle la montagna. Il clima è decisamente mediterraneo caratterizzato da inverni miti ed estati abbastanza calde, si presta quindi molto bene anche per soggiorni climatici. La storia di Sant’Andrea, sebbene non molto chiara in alcuni dei suoi aspetti, si presenta molto interessante sotto molteplici punti di vista; con la certezza però si può affermare che il Paese, o meglio il Borgo, nasce a cavallo del X e dell’XI secolo, nei pressi di una “Grangia” basiliana fondata da alcuni monaci sfuggiti alla furia di Bisanzio. Sulle dolci colline possiamo infatti notare quelli che sono i ruderi di alcune testimonianze inerenti a quel periodo: la prima struttura è appunto la Grangia (risalente al IX secolo), successivamente venne costituita la chiesa di San Nicola di Cammerota, a nord di questa chiesetta troviamo, nei pressi dell’attuale cimitero, il rudere della torre di Tralò o di Cammerota, di origine normanna, che secondo alcuni documenti sarebbe appartenuta alla chiesa di San Nicola dalla quale ne ha preso il nome. Un’altra testimonianza bizantina è la chiesa di Campo, riportata con il nome di Chiesa di San Martino e in seguito di Santa Maria di Campo, il classico esempio di chiesa rurale, che i basiliani costruivano a supporto dei poveri contadini nelle campagne Dalla “Via Grande” una rete di stradine si dirama, portando al Centro Storico dove si trovano gli edifici più importanti del Paese: la chiesa di Sant’Andrea e la Grangia dei certosini. Il pericolo delle invasioni saracene costrinse gli abitanti della costa a salire in collina per costruire il paese in un luogo sicuro e difeso, i fondatori della chiesa, infatti, scelsero il punto più sicuro e arduo della collina. Per quanto riguarda la Grangia dei certosini diciamo che, nei pressi dell’omonima chiesa, distrutta dai terremoti, sorgeva la Grangia di tutti i Santi costruita ed ampliata dai monaci certosini provenienti da Serra San Bruno. Di notevole importanza fu la costruzione del Castello Belvedere ( dotato di quattro torri, una delle quali ancora oggi integra, la Torre dell’Orologio→), trasformato in chiesa matrice. Il paese, inoltre, fu dotato di tre porte d’accesso: quella del castello, dove vi è ora la torre dell’orologio, quella di Malajira e l’ultima adiacente alla chiesa di Sant’Andrea e di San Rocco. Appartenenti alla famiglia dei baroni Scoppa, una delle più antiche e note famiglie andreolesi, ancora attuali sono gli edifici della Chiesa e del Collegio dei Padri Redentoristi (oggi funge da scuola materna del centro storico) che comprende anche una biblioteca. Diverse e interessanti sono le manifestazioni e le feste tipiche andreolesi: innanzitutto, il 30 Novembre, si celebra il Patrono del Paese, Sant’Andrea; per il periodo natalizio vi sono varie manifestazioni, a partire dal presepe vivente ad opera dei bambini delle scuole e delle Parrocchie, la mattina di Capodanno vi è il tradizionale giro del “Bambinuzzu” per le case accompagnato del suono di Zampogna (tipico strumento), inoltre, possiamo assistere anche ai diversi concerti della “Schola Cantorum Ufficium”, tra i più noti vi è il concerto di fine anno al quale sono invitati a partecipare anche numerosi altri cori della zona, il tutto si conclude con l’estrazione della lotteria del paese. Durante il corso dell’anno il paese è animato da altre tradizioni e feste: La Festa del Corpus Dominis. La festa delle reliquie di Sant’Andrea Apostolo, celebrata l’ultima domenica di Luglio con la processione del Santo, i fuochi d’artificio e vari spettacoli musicali nella piazza, ogni 5 anni la statua del Santo viene portata a mare su di una barca; di notevole importanza è la festa di S. Raffaele Arcangelo con allestimento di stand gastronomici e degustazione di prodotti tipici calabresi e, più specificatamente, andreolesi; ma ancora più famose e conosciute sono le feste Pasquali: “A Pigghiata” che rappresenta scene di morte, resurrezione e passione del Cristo per le vie del Paese, la “ Naca” è la processione del Venerdì Santo e a “Cunfrunta”, l’incontro tra Gesù risorto e la Madonna che avviene la mattina di Pasqua in Piazza Castello.


Punti d' interesse:

Palazzo Jannone XVI secolo – Famiglia Jannone
Il portale è posto in cima ad una scala in pietra, formata da 9 gradini. I piedritti, affiancati da decorazione a volute, e l‟arco sono costituiti da conci bugnati a cuscinetto. I conci d‟imposta formano una semplice cornice, mentre quelli di base sono decorati. La chiave di volta presenta una maschera apotropaica sormontata da un finto capitello.
Orfanotrofio Scoppa XIV secolo – 1300 Famiglia Baroni Scoppa.
Palazzo Dottore XVI secolo – 1500 Famiglia Dottore.
Portale chiesa S.Andrea – XI secolo - opera dei Bizantini.
Palazzo Damiani 1554, restaurato il 1996 dall’Arciprete Don Paolo Damiani.
Museo della memoria: è situato accanto alla Chiesa di Sant’Andrea. Gli oggetti conservati testimoniano un modo di vivere di un mondo che sembra scomparso, ma che in realtà si sta solo perdendo. La loro funzionalità, ormai dimenticata, fa comprendere le storie di chi ha vissuto in una società dove cose, oggetti e animali un’importanza maggiore, ben diversa da quella attuale. Il muso è disposto a tre piani; nei primi due vi è una semplice conservazione di antichi oggetti, come la scala incassata, i “salaturi” , la “maijra” e infine gli aratri in legno e in ferro. Molto utile fu pure il gioco, in quanto veniva messo sulle spalle del bue per facilitare il lavoro del contadino. Nel terzo piano sono presenti i principali strumenti che caratterizzavano il mondo femminile delle campagne, in particolare quelli per la lavorazione della lana, della canapa e della ginestra (fusi, aspe, filatoi) e gli oggetti per la cucina. Inoltre troviamo il telaio dove le donne lavoravano le coperte, le lenzuola, le sottovesti e le camicie in lino e seta. Vi è un letto molto antico che avrà più di 100 anni in lettiera di legno, con materasso risalente a quell’epoca con all’interno foglie di mais.


Frazioni: Contrada Taverna, Fego, Sant'Andrea Ionio Marina

Patrono: Sant' Andrea che si festeggia il 30 Novembre.

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