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Petrizzi è un comune di 1.167 abitanti della provincia di Catanzaro.Circondato da superbe campagne, maestose colline e non lontano dal mare, Petrizzi è un antico paesino, dove il fascino della sua storia medievale è ancora visibile nelle piccole stradine e nel suo centro storico. La sua gente è molto cordiale e ospitale, sempre pronta ad accogliere col sorriso chiunque le si presenti. I bar o la piazza principale sono i luoghi dove è solito incontrarsi per chiacchierare o rilassarsi, sia in estate che in inverno, tutto impreziosito da una strana, ma piacevole familiarità. Se volete immergervi in questa strana realtà e rivivere un pò di storia, Petrizzi è il posto ideale. Petrizzi è un luogo di sogni e di storia dove la memoria e il culto del passato vivono ancora in un silenzio carico di suoni.Le dominazioni si alternavano e, con i Normanni, Petrizzi fece parte dei possedimenti dei Principi di Squillace che, sotto gli Angioini, passarono alla famiglia dei De Monfort e poi ai Marzano, mentre, con gli Aragonesi, il borgo, che era ancora sotto il Principato di Squillace, fu incamerato nel demanio della corona. Nel 1494 passò ai Borgia, in quanto facente parte della dote di Sancia d'Aragona, figlia di Alfonso II, che sposò Goffredo Borgia. Nel 1570 Petrizzi divenne Baronia, sotto Pietro Borgia che lo tenne fino al 1607. Dal 1602 al 1629 ebbe sei diversi feudatari perché il principe Pietro Borgia fu costretto a vendere parecchie volte le sue terre a causa dei molti debiti contratti. La figlia di Pietro, Anna Borgia, lo riscattò nel 1610 per rivenderlo durante lo stesso anno, ai De Barberis che nel 1626 lo cedettero a Marc'Antonio Loffredo il quale, nel 1629, lo vendette a Salvatore Marincola che, nel 1642 lo fece diventare Ducea, grazie a Re Filippo IV che gli concesse il titolo di Duca, (fu la tredicesima Ducea, in ordine cronologico, della Calabria) e la cui famiglia lo tenne fino all'eversione della feudalità (1806).

Punti d'interesse:

Porta ‘e jusu: Porta Marina detta “Porta ‘e Jusu” (jusu = sud, a sud del paese), l’unica superstite di quelle aperte (4) della poderosa cinta muraria che proteggeva il castello – fortezza, dell’XI sec., attorno al quale si sviluppò Petrizzi. Essa è considerata simbolo monumentale e storico del paese.
Piazza Regina Elena: nella piazza principale, Piazza Regina Elena, convergono le principali vie di comunicazione. La piazza è il principale punto di riferimento di tutti i petrizzesi dai quali è denominata sutt’u chjiuppu, sotto il pioppo, perché al centro di essa si trovano due maestosi gradini circolari in granito denominati “ ‘a rota d’o chjiuppu”, che ospitano un grande pioppo. Il primo albero fu piantato nel 1807 per ordine di Giuseppe Napoleone Bonaparte, come simbolo di libertà. Il vecchio pioppo, imponente e maestoso tanto da sfiorare i palazzi circostanti, fu abbattuto nel 1951. Altri pioppi si sono succeduti nel corso degli anni e oggi, „u chjiuppu, è ancora al suo posto, testimone muto e solitario dei pensieri del paese su cui vigila. Nella “rota d ‘o chjiuppu” è incastonata, come gemma ad antico monile, ‘a menzarola, misura pubblica in pietra, fatta da maestri scalpellini del luogo che, all’ombra del pioppo, è stata per secoli testimone di contrattazioni di prodotti agricoli.
Palazzo Ducale: su Piazza Regina Elena si erge la facciata nord del Palazzo Ducale, la cui parte inferiore sembra staccarsi dalla facciata del palazzo, dividendola in due ordini. I due ampi archi policentrici che prendono vita al di sotto della loggia, la cui larghezza (corda) è doppia rispetto all'altezza, conferiscono al Palazzo una struttura possente e quasi tozza. La facciata nord, all’epoca, si affacciava sulle campagne, (visto che il borgo finiva dove oggi c’è piazza Regina Elena) e lì sorgevano le scuderie ducali mentre, più a nord c’era (e c’è tuttora) la Chiesa della S.S. Trinità sorta nel XVI secolo, come cappella "extra moenia" dei Marincola. La costruzione originale del Palazzo Ducale era molto più grande dell’attuale ed aveva l’aspetto di una vera e propria Fortezza. Il Palazzo Ducale venne costruito intorno nella fortezza alla fine del XVI secolo, non sappiamo se dal Principe di Squillace o da altri feudatari. Salvatore Marincola, dopo aver acquistato il feudo, lo elesse quale sua dimora abituale e, nel 1642, lo fece diventare Ducea, grazie a Re Filippo IV che gli concesse il titolo di Duca. Il figlio di Salvatore Marincola, Diego, suo successore, abitò a Petrizzi fino alla sua morte, dopo la quale il Palazzo fu ereditato da Pietro e Giovanna Marincola i quali, però, risiedevano l’uno a Napoli e l’altra a Rocca Imperiale. Ciò contribuì alla decadenza delle già malridotte strutture del Palazzo. Oggi, è stato adibito a Municipio.
Chiesa di Maria S.S. della Pietra: è situata nella parte bassa del borgo ed è la Chiesa Matrice di Petrizzi. Essa fu ricostruita, verso la fine del 1700, a fianco della precedente (della quale si hanno notizie storiche dagli archivi vaticani risalenti alla metà del 1500), distrutta dal terribile terremoto del 1783 che devastò la Calabria centrale. Notevoli sono l'altare di S. Antonio, patrono di Petrizzi, e l'altare Maggiore ornati da marmi policromi provenienti dall'oriente. Molta importanza riveste la tela, di scuola seicentesca posta nell'abside raffigurante il trapasso di S. Giuseppe ed il pregevole ostensorio argentato barocco, riccamente cesellato, decorato e figurato, opera di un orafo partenopeo del '700. Una campana dell'orologio di questa chiesa porta la data MDLXX (1570). La Chiesa, da poco restaurata, con tetto a due spioventi, è divisa da pilastri verticali in tre settori di diversa profondità corrispondenti alle navate interne; su di un lato si erge possente la torre campanaria di pianta quadrata. All'ingresso principale ci sono quattro grosse colonne che fanno da supporto al coro posto nella parte opposta al presbiterio.
Chiesa della S.S. Trinità: Petrizzi custodisce nel centro del suo abitato un’antica chiesa, fatta costruire nel 1630 dalla nobile famiglia dei Duchi Marincola come cappella gentilizia. Esternamente, nel centro, la facciata è caratterizzata da un unico portale in granito di stile rinascimentale, mentre a sinistra si conserva integro l’arco granitico da cui si accedeva all’antico oratorio, su cui poggia un antico muro la cui sommità fa da piccola torre campanaria. Le due campane, risalenti al 1637 la piccola e al 1650 la grande, con il loro suono scandiscono da secoli da quotidianità degli abitanti del piccolo borgo. La chiesa al suo interno, custodisce capolavori in arte marmorea, tele e statue meravigliose. Delle tre tele ad olio, una bellissima e posta al centro, è situata dietro l’altare maggiore: restaurata nel 1936, rappresenta la S. S. Trinità. Attribuita a Tommaso Martini da Bivongi (1689-1747), un tempo era collocata sull’antichissimo altare maggiore in legno intagliato a mano e laminato in oro zecchino.delle due tele laterali, quella a destra dell’altare maggiore raffigura la Madonna del Carmelo col Bambino fra gli Angeli. A sinistra dell’altare maggiore, nell’angolo di Santa Lucia, c’è la tela della Madonna della Consolazione. Entrambe le tele, sono di autore ignoto. Entrando nella Chiesa, subito a sinistra dell'ingresso, c'è un'antica lapide circolare contornata da sculture marmoree e da un bellissimo stemma nobiliare con uno scritto in latino arcaico. A destra dell' ingresso c'è un'altra bellissima opera d'arte marmorea, un meraviglioso busto al di sopra di una lapide circolare sormontata dallo stemma ducale. In questa chiesa un tempo consacrata alla Vergine SS. Immacolata, come si può leggere sulla lapide marmorea sulla destra è seppellito il vescovo Attaffi, deceduto in Petrizzi il 17 Agosto 1733. Fra le statue più belle custodite in questa chiesa, ricordiamo quella dell’Addolorata, meravigliosa per l’espressione del suo volto e quella di San Francesco da Paola, i cui occhi sembrano vivi. La chiesa è anche sede di una congrega di fratellanza intitolata a Maria S.S. dei Sette Dolori, che s’impegna con lo stesso spirito di un tempo a mantenere viva la tradizione religiosa di Petrizzi.
Convento di Santa Maria della Pietà: Certamente tra le più antiche e meglio conservate testimonianze della storia religiosa e civile di Petrizzi, è situato a qualche chilometro dall’abitato, in località Pietà, che da quest’antico monastero ha probabilmente preso il nome. Fu fondato attorno al 1510, ma per qualcuno fu ricostruito su una struttura simile molto più antica, forse un cenobio basiliano, edificato prima dell’anno Mille. Ricostruzione o fondazione ex novo, è opera di padre Francesco Marini da Zumpano, riformatore degli Agostiniani, esortato da Goffredo Borgia, principe di Squillace e signore di Soverato, nel cui territorio ricadeva allora la località Pietà; passò a Petrizzi ai primi del XIX secolo. Numerose le opere d’arte custodite nel convento: su tutte la celebre Pietà, oggi esposta nella Chiesa Matrice di Soverato Superiore, è un eccellente gruppo in marmo di Carrara eseguita nel 1521 da Antonello Gagini, su esplicita commissione di Giovanni Martino d'Aquino, allora consigliere del Regno di Napoli La lenta decadenza iniziò nel 1594, dopo il saccheggio perpetrato da un’orda di pirati turchi, sbarcati a Soverato; vi contribuì anche la natura impietosa e generosa nel dispensare terremoti, tra cui quello del 1694 ed il terribile del 1783, che ridusse la chiesa nel rudere attuale, fece crollare tre delle quattro torri angolari e le volte a crociera del portico. La sorte del convento fu tuttavia decisa dalle truppe francesi, che nel 1806 depredarono il poco che s’era salvato dal terremoto, causando l’allontanamento dei frati, tanto che con il decreto del 7 agosto 1809 fu soppresso un edificio completamente abbandonato. Le spoglie di Padre Francesco, fin’allora custodite in uno scrigno sull’altare della cappella nobiliare, furono trasferite nella Matrice di Satriano; andarono perdute per effetto di un bombardamento anglo-americano. Acquistato dal magistrato Luigi Corapi nel 1814, il monastero fu trasformato in azienda agricola ed abitato da famiglie di coloni. Una nuova decadenza è purtroppo iniziata col terremoto del maggio 1947, che ha causato altri gravi danni, ed è proseguita col progressivo spopolamento delle campagne; solo da pochi anni è stato riadattato a struttura ricettiva, sempre privata. Posto su uno sperone roccioso, a dominio della valle che si apre verso lo Ionio, il convento è un massiccio corpo quadrangolare che si sviluppa attorno al cortile centrale, con pozzo e cisterna ora interrata; l’accesso è un magnifico portale bugnato a tutto sesto in granito locale, come del resto molti dei portali interni, opere di abili scalpellini, vanto di Petrizzi fino a tempi anche recenti. Bello il chiostro, con archi a tutto sesto su pilastri e volte a crociera, molto eleganti. Stesso tipo di volte nei locali interni, ancora in fase di restauro ed arredati con antichi mobili in legno massiccio intarsiato; notevoli anche i camini in pietra. Due sono le torri angolari ancora visibili: quadrata ed originale quella di sud ovest; circolare e edificata dopo il terremoto del 1783, quella di sud est. Molto interessante la chiesa, di cui rimangono purtroppo i soli muri perimetrali: è attaccata al lato nord del convento, e con esso comunicante tramite ingressi interni laterali. La pianta è a croce latina, con navata unica, transetto ed abside quadrata; due cappelle, ancora esistenti, erano ricavate nei bracci del transetto, uno dei quali inglobato nel monastero. Miracolosamente illeso e bellissimo l’arco trionfale, a sesto molto acuto, come le volte a crociera delle citate cappelle: il chiaro stile gotico di tali strutture sembra inspiegabile per quel periodo, in cui il Rinascimento era in pieno sviluppo; molto probabile in ogni caso il rifacimento in forme barocche dell’edificio, dopo il terremoto del 1694. Le altre due torri quadrate, agli angoli esterni della navata, non furono più ricostruite dopo il 1783. Un ultimo accenno al campanile, ora tronco alla base ed all’epoca molto alto: più che campanaria, era una torre d’avvistamento vera e propria, costruita quando fu impellente la necessità di difendersi dagli assalti dei Turchi; del resto, anche le torri angolari dovevano avere la stessa funzione, ed agli occhi di qualche disattento passante l’edificio sarà parso un castello e non un monastero.

Frazioni: Campo Farnia, La Pietà

Patrono: Sant' Antonio di Padova che si festeggia il 13 Giugno

Sito istituzionale:  www.comune.petrizzi.cz.it/

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