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Montauro è un comune di 1.529 abitanti della provincia di Catanzaro. Situato su una collina che si affaccia sull’istmo di Squillace, confina a nord coi territori comunali di Squillace e Stalettì, a sud con quello di Montepaone, a ovest con quegli di Gasperina e Palermiti, a est col mar Ionio sul quale presenta una fra le più belle spiagge della Calabria che attrae ogni anno tanti turisti provenienti dal nord Italia e dall’estero. Il nome Montauro è riscontrabile in molti monumenti greci e nelle parole “Oro Crusus”, vale a dire Monte d'oro o del colore dell’oro. Abbiamo anche Montaurus e Mentabro; il primo, contrazione di Mons Taurus, si riferisce al fatto che sembra che sulla cima del monte Paladino sorgesse un tempio dedicato al dio Toro, l’altro nome è d’incerta spiegazione. Nell’VIII° centinaia di monaci greci si rifugiarono lungo le coste dell’Italia meridionale fondando molti monasteri e creando comunità civili e religiose; una di questa fu Montauro. I primi abitanti furono, probabilmente, membri di questi comunità. Nell’anno 1099 Montauro era già un “Casale” vale a dire una comunità ben strutturata. Fu in questo periodo che in Montauro si affermò il culto di San Pantaleone.

Punti d' interesse:

Chiesa di San Pantaleone:
Principale emergenza architettonica di Montauro è la chiesa di San Pantaleone, una chiesa parrocchiale dall’aspetto fortificato ben visibile dalla costa. Nel 1564 venne costruita la torre campanaria, in vista delle invasioni dei Turchi che giunsero a Montauro nel 1644. La pianta è di forma rettangolare con quattro torri quadrate poste ai vertici del quadrilatero. Il lato ovest dove è posto l'ingresso principale appare molto lesionato: la torre risulta addirittura divisa in due; al centro, di un grosso portale in bugnato e probabilmente concluso in antico da un arco a tutto sesto, rimangono solo gli stipiti. Da Napoli nel 1753 fu portata l’ampolla contenente il sangue di San Pantaleone. Nei locali sovrastanti la navata laterale sinistra è stato installato un piccolo museo, in cui sono esposti gli arredi sacri e diversi oggetti da lavoro. Oltre alla matrice sono presenti sul territorio una seconda chiesa dedicata a San Sebastiano. La chiesa di San Sebastiano è stata costruita nell‟800 l’interno, si presenta privo di navate laterali e quindi caratteristico di una chiesa ad aula unica, ricorda da vicino le costruzioni religiose di fattura Bizantina. Nel paese sorge anche una chiesa dedicata alla Madonna della Conella che è considerata protettrice dei marinai. Un altro documento che segnala l’esistenza di Montauro risale al 1096; è un attestato di donazione di un mulino al Conte Launino “per gli operai del monastero di Montauro” da parte del Conte Ruggero dei Normanni. In quell’ anno, infatti, il Conte Launino stava riadattando il monastero di San Giacomo presso Montauro; quello che poi dal 1614 fu detto di Sant’Anna. Rappresenta il più importante documento di Montauro. Non sappiamo con certezza quale fosse il reale aspetto dell’edificio alle sue origini, ma da quello che si può vedere negli affreschi della chiesa di San Pantaleone sembra si presentasse con una corte centrale intorno a cui si sviluppavano gli ambienti e avesse comunque il carattere di edificio fortificato. Il monastero di S. Anna, situato su una collinetta a sud del paese che domina tutto il golfo, fortemente danneggiato durante il terremoto del 1783 è stato da allora lasciato completamente abbandonato. Nato probabilmente come dipendenza della Certosa di Serra S. Bruno, come Grangia.
Palazzo Spadea: si affaccia sulla Piazza Rossi Milano. Un maestoso portale di granito chiaro, con in alto lo stemma di famiglia, posto sulla voluta semplice della chiave dell’arco, immette in un atrio vasto e poco illuminato, dominato da un altro stemma anch’esso di pietra. I piedritti e l’arco sono costituiti da bugne a punta di diamante alternate a bugne lisce. I conci di base presentano una decorazione a rombo con motivo floreale al centro. Il portone è in legno bugnato. Due rampe di scala di granito immettono nelle due ali dell’edificio, con le stanze che si susseguono una all’altra. Si afferma che in origine anche in questo palazzo vi era una cappella di famiglia di cui oggi però non è rimasta traccia. La fantasia popolare ha creato alcune leggende su presunti tesori, che sarebbero stati seppelliti nei nascondigli dell’edificio da briganti che lo abitavano.
Palazzo Pellegrini: è situato in Via Libertà. Era abitato da una famiglia benestante, la famiglia Pellegrini. Si racconta che dopo l’invasione dei Turchi, il palazzo rimase abitato da un fantasma che attirava le donne per ucciderle. Ha un portale completamente in pietra viva con finestrelle ovoidali e grate di ferro lavorate a croce; i balconi hanno soglie in granito e ringhiere di ferro battuto. I piedritti e i quarti di cerchio sono costituiti da due conci decorati con moti floreali. I conci all’imposta e quelli di base richiamano la forma di un falso capitello.
Palazzo Barberi: ’èsituato accanto alla chiesa Matrice all’incrocio tra la principale strada urbana e quella che sale dal mare ed ha l’ingresso di Piazza San Pantaleone. Il portale in pietra, con la colonnina di granito presso la scala d’accesso, portano la costruzione al secolo XVIII. Si compone di varie stanze che si susseguono una all’altra, e di vari scantinati tipici delle costruzioni antiche. I balconi di ferro battuto tutelati anche dalla Sopraintendenza delle Belle Arti di Cosenza, conferiscono un aspetto austero a tutto l’esterno. Questo palazzo fin dall’inizio è stato posseduto dalla famiglia BARBERI.
Palazzo Madonna: è stato costruito verso la metà del 1700. Del palazzo sono tuttora visibili i due ingressi con portale di pietra granitica e la rampa a scala anch’essa di granito. Nel piano terra, dove attualmente c’è la biblioteca comunale, in origine vi era una farmacia e un sottopassaggio che collegava il palazzo con un orto dove c’erano i locali per conservare il vino e l’olio. Sempre all’interno del palazzo c’è ancora una sorgente d’acqua. I balconi di ferro battuto, con vista sul mare, danno un aspetto serio a tutta la facciata. Anche qui, come in ogni palazzo nobiliare, vi era la cappella gentilizia che diversi anni ha ospitato la scuola elementare e per i primi anni d’attività anche la scuola media.
Palazzo Terracini: una facciata del palazzo Terracini è situato in un vico: Vico Nobile l’altra facciata in via Ferdinando Lomanno. Anticamente era abitato dalla baronessa Menechini e dal barone Fiorentino; il barone era nativa di Napoli, morta la baronessa rimase solo con una vecchia domestica; è stato anche sindaco di Montauro,poi in età avanzata è ritornato a Napoli dove morì lasciando in eredità il palazzo a suo nipote il duca di San Cipriano; questi dopo tanto tempo l’ha venduto alla famiglia Clericò che attualmente vi abita. Il portale è di granite a bugne (si alternano a bugne a punta diamante e una a superficie piana), esso è sormontato da uno stemma con un tipico scudo femminile, una corona nobiliare sormontato da un mitra. Nel palazzo vi era un interessante cappella gentilizia. I piedritti e l’arco sono costituiti da conci bugnati lavorati a punta di diamante alternati a conci con superficie piana. I conci di base presentano una superficie decorata. I piedritti alla base sono affiancati da decorazioni a voluta decorata


Frazioni: Montauro Scalo.

Patrono: San Pantaleone che si festeggia il 27 luglio.

Sito istituzionale: www.comune.montauro.cz.it/

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