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Magisano è un comune di 1.283 abitanti della provincia di Catanzaro. Magisano in origine era noto come Vucisano nome derivato dalle erbe presenti nella zona chiamate: Vucissi. Le poche famiglie stabilitesi presso Vucisano causa la peste, verso il 1200 si trasferirono da Trinchise verso una zona posta più a nord detta Zinnante ed altre nella zona denominata Casale Vecchio. Intorno al 1460 si trasferirono in maniera definitiva formando un unico villaggio nell'attuale territorio di Magisano. Magisano come casale di Taverna, appartenne ai Ruffo di Catanzaro fino al 1464 successivamente al demanio regio. Con l'istituzione dei comuni attraverso il decreto francese del 4 maggio 1811, Magisano veniva considerata frazione di Albi, nel 25 gennaio 1820, invece veniva elevato a Comune autonomo.

Punti d' interesse:

Casa museo Antonino Greco:
Sito nella Frazione di Vincolise, fu la casa di Antonino Greco, giurista e patriota garibaldino del Risorgimento. Il palazzo si sviluppa su due piani e un seminterrato. Al piano terreno la cucina conserva la struttura originaria con credenze in arte povera e un’antica fornace utilizzata per la cottura dei cibi.Al piano superiore vi sono stanze arredate con antichi mobili e pregevoli suppellettili. Nel Museo vengono conservati vari oggetti d’epoca, libri e documentazioni varie: testi rari di filosofia, pedagogia, scienza, diritto, religione e dizionari in latino risalenti ai secoli XVIII - XIX; la prima enciclopedia UTET del 1863 e un’edizione cinquecentesca del Petrarca. Nella Cappella Gentilizia, costruita intorno al 1850 e consacrata con bolla di Pio IX, sono conservati reliquiari in oro contenenti reliquie di S.Anna, S.Amelia e S.Tommaso, un antico calice in argento, una statua di Cristo crocifisso di gesso impastato su tela di sacco, un’altra in cera dell’800 e alcuni quadri, tra cui uno del pittore napoletano Antonio Sarnelli.Tra gli oggetti più significativi si segnalano: statuine in carta pesta per il presepe, manufatti in lino ricamati a mano, una culla in legno e vimini dipinta a mano secondo le tecniche del ‘700 veneziano, quadri, documenti, lettere, orazioni funebri e sonetti.
Santuario di Maria SS della Luce: La devozione della Vergine, sotto il titolo della Luce, è vecchia in questo remoto angolo della Calabria, in cui, pur tra le traversie del tempo e degli eventi, la fede religiosa si è mantenuta salda. Secondo il cronista Galasso, dotto umanista medioevale di San Pietro Magisano, e secondo lo storico Padre Fiore, Cappuccino, questo titolo derivò da un miracolo. Mentre si fabbricava Taverna montana, dove si erano rifugiati i poveri superstiti delle stragi saracene di Uria, in alto in uno sperone meridionale della piccola Sila, nella notte del 15 agosto 970, si videro grandi fasci di luce. La cosa si ripetè nelle notti successive; cosicché alcuni animosi, incuriositi, si recarono affannosamente lassù per vedere di che si trattasse. Trovarono dentro una fossa un quadro della Beata Vergine, davanti alla quale ardevano molte tele illuminanti. Era la notte dell’8 settembre, festa della natività di Maria Santissima, e si gridò al miracolo; in effetti si trattava dell’opera di due ferventi cristiani, che sfuggiti al flagello saraceno, si erano ritirati sulla montagna a vita di preghiera. Ma la voce del miracolo non si arrestò, e tutta la rinascente città di Taverna deliberò di erigere una chiesa nel luogo dell’apparizione. Gli eremiti erano due ricchi profughi provenienti dalla abbandonata città di Uria (che sorgeva nei pressi dell’attuale frazione dello stesso nome), Basilio Paisticchio e Conone Zoriotos, che dettero alla nascente chiesa le loro ricchezze e la loro opera. A taverna montana si trovavano intanto, fra gli ecclesiastici scampati alla bufera araba, diversi monaci brasiliani, col loro Vescovo; e fu indicata, come volontà palese di Dio, la loro destinazione nel lontano romitorio di Peseca, in cui al fianco della chiesa da loro officiata, sorse rapidamente la casa che li ospitò. Così nacque il cenobio, poi diventato ricco e celebre; tanto che dopo soli diciotto anni, i monaci, aumentati di numero, vedendo giornalmente accorrere fedeli con larga messe di voti ed elemosine, chiesero che il Monastero fosse Badia (o Abbazia); e dopo alcuni anni ancora, l’Abate ebbe il titolo di Archimandrita, “capo cioè degli altri Abati brasiliani”. La devozione crebbe; la Vergine Santa, sotto il nuovo titolo ella Luce, fu larga di miracoli, e durante circa cinque secoli la Badia vide, l’8 settembre di ogni anno, accorrere nella disagiata chiesa (ad oltre mille metri di altitudine) migliaia di fedeli dai più lontani paesi. La commemorazione passò sotto il nome della Madonna della Luce, titolo questo appropriato, anche se sorto dal popolo, dalla data gloriosa della nascita della Vergine, forse dalle fiaccole, secondo la credenza , miracolosamente ardenti davanti al quadro, o dalla Luce che da Maria SS.ma si riversa sul mondo cristiano. Ed è luce che guida le anime e rischiara il mondo tenebroso, perché la Madre di Dio è sempre luce che porta la luce: ignis ferens ignem. Quando la Badia, intorno al 1600, scomparve per cause diverse (ora restano pochi ruderi, testimoni d’una grandezza di bontà e di fede, distrutta dai sinistri eventi del tempo), tradizione e festa vennero ereditate e conservate da questo paese di San Pietro (sorto nel 1064), allora importante Casale dell’attuale città di Taverna, (riedificata dove sorgeva Pompignano, ed in seguito alle dure lotte tra Angioini e Aragonesi, che ne causarono la seconda rovina). Il ridente paese, che fu sempre grande amico dei Brasiliani di Peseca ed ai quali per lungo tempo ebbe l’onore di dare l’Abate Archimandrita, onorò la Vergine in tutti i modi e con immensa devozione. E’ del principio del 18° secolo la costruzione, nella chiesa parrocchiale, della cappella speciale dedicata alla Madonna della Luce, la statua così profondamente venerata, bellissima scultura in legno, di autore sconosciuto ma certamente valente, pota incisa la data del 1711, Così, dei più che nove secoli (oggi diciamo millennio) di devozione quattro sono vanto dell’attuale borgata; la quale anche se da Terra, titolo del quale fu onorata nel 1529, sia diventata, per tristezza dei tempi e prepotenza di uomini, semplice frazione, ha mantenuto ed accresciuto il vanto di detenere la miracolosa immagine, amata e venerata con tutta la forza dell’animo. Continuo è sempre il pio pellegrinaggio: sin dalle primissime ore della festa lunghe teorie di fedeli accorrono ai piedi della Gran Madre e gli inni di ringraziamento e di fede si alternano con preghiera e speranze deposte ai piedi della miracolosa immagine.


Frazioni: San Pietro Magisano, Vincolise.

Patrono: Immacolata Concezione che festeggiano 13 Agosto

Sito istituzionalehttp://www.comune.magisano.cz.it/

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