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Gagliato è un comune italiano di 550 abitanti della provincia di Catanzaro. Toponimo, che in un documento redatto in greco, della fine del XII secolo, compare nella forma Galeàton, è Galeato nel Cinquecento; quanto all’origine, deriva probabilmente dal latino GALEATUS, avente il significato di ‘armato di galea’. La sua storia, in cui mancano avvenimenti di un certo rilievo, non si discosta da quella dei territori circostanti, assoggettati, nel corso dei secoli, a diverse dominazioni e gestioni feudali. Assegnata, verso la metà del Quattrocento, alla nobile famiglia dei Morano, sul finire del XV secolo finì nelle mani di Goffredo Borgia, che riuscì a impossessarsene con la forza. In seguito tornò ai Morano, cui subentrarono i Sanchez e i Sanseverino. Ultimi feudatari furono i Castiglion-Morelli. Col nuovo ordinamento amministrativo disposto dai francesi, all’inizio dell’Ottocento, fu inserita dapprima, quale università, nel cosiddetto governo di Satriano e poi tra i comuni del circondario di Chiaravalle Centrale, nella cui giurisdizione fu mantenuta anche dai Borboni. Già gravemente colpita dal terremoto della seconda metà del XVIII secolo, subì altri danni dal sisma del principio del Novecento. L’elemento di maggior pregio del patrimonio storico-architettonico è costituito dalla chiesa parrocchiale, che presenta una facciata ottocentesca.


Punti d'interesse:

La Chiesa Parrocchiale.

La chiesa di Gagliato risale al XVI secolo allorquando occupava la parte più alta del centro abitato. Si presenta all’esterno con una facciata in stile barocco; all’interno con una navata centrale e una laterale. I terremoti del 1783, 1905, 1908 la danneggiarono grandemente. In essa si conservano affreschi e tele che sono opera del pittore Felice Fiore, di San Benedetto Ullano. Fu più volte restaurata. L’ultimo rifacimento avvenne nel 1938 quando si dovette intervenire a riparare i danni provocati dall’incendio (a causa di una candela dimenticata accesa sul presepio) di tre anni prima.
La Grangia Certosina. Dell’antica grangia certosina di Gagliato resta ben poco. Quell’antico insediamento monastico ha sempre rivestito per la comunità gagliatese, ma anche per quelle dei paesi limitrofi, una grande importanza. Con un piccolo sforzo di fantasia è possibile immaginare come tra quei monaci e la gente del luogo fosse in atto un reciproco rapporto di laboriosità e di preghiera. Tempi remoti, di cui oggi non giunge altro che un’eco lontana, quanto suggestiva e toccante. Ancor vivo è invece il disappunto per l’insipienza di quanti permisero che i ruderi del vecchio convento passassero in mani private, e quindi manomessi e irrimediabilmente deturpati.La data di fondazione è alquanto problematica. Esiste tuttavia un documento che fa supporre che essa dovette essere costruita a partire dal XII-XIII secolo. Si tratta di un atto di donazione, datato 14 novembre 1191, per mezzo del quale si assegnava al monastero di Santo Stefano del Bosco un podere nel territorio di Gagliato (pradium positum in agro Galliati). La grangia dovette essere molto fiorente dal punto di vista economico. Essa infatti amministrava un vasto feudo che ricadeva nei comuni, oltre a quello di Gagliato, di Satriano, San Sostene, Davoli e Argusto. Tra le sue mura, fra l’altro, si spense padre Saverio Cannizzari, priore della certosa di Serra San Bruno dal 1766 al 1774, nonché profondo studioso di matematica e astronomia. Ciò avvenne il 10 gennaio 1784, quasi esattamente un anno dopo il catastrofico sisma che devastò l’intera Calabria. Cominciò da quell’infausto evento la decadenza del cenobio: la Cassa sacra e i francesi, in fasi diverse, dapprima ne sospendevano l’attività religiosa e poi lo sopprimevano assorbendone tutti i possedimenti.
Mitico Uncinale. II sito su cui sorgeva la grangia certosina sovrasta la valle dell’Ancinale, un grosso torrente che per molteplici aspetti è legato alla storia dei paesi i cui territori attraversa: Satriano, Gagliato, Argusto, Chiaravalle Centrale, Cardinale, Brognaturo, Serra San Bruno. Notizie storiche lo vogliono teatro di memorabili avvenimenti. Plinio il Vecchio lo riporta con il nome di Caecimis e lo classifica tra i fiumi navigabili del Golfo di Squillace. Oggi il mitico Ancinale ha subito una drastica metamorfosi in seguito alla costruzione di una diga destinata ad alimentare una centrale idroelettrica.
Il sito archeologico. L’Ancinale, nel tratto in cui separa i territori di Satriano e Gagliato, potrebbe nascondere un segreto, una città sepolta. Presunti rinvenimenti di frammenti fittili farebbero pensare all’esistenza di un qualche insediamento umano risalente al Neolitico. Come dire ad almeno tremila anni fa. È un’ipotesi tutt’altro che peregrina dato che da queste parti sorgeva la colonia greca di Cecinia, progenitrice di Satriano. Ne fanno menzione scrittori dell’antichità (Tucidide, Strabone, Plinio il Vecchio, Pausania) ma se ne son perse le tracce. Con molta probabilità essa fu distrutta dal tiranno di Siracusa, Dionisio, nel IV secolo a. C. Qualche scoperta più o meno importante fa risvegliare l’entusiasmo in quanti credono di riesumare le tracce di un lontano passato. È il caso della necropoli venuta alla luce negli anni Sessanta in località Petraro nel comune di Satriano o di uno spezzone di opera muraria lungo la balza di Sant’Angelo nel territorio di Gagliato. Intorno a questo sito certa vulgata vorrebbe che siano state rinvenuti monete greche, uno statere, utensili e vasellame attribuibili al periodo magno-greco E perfino anfore, un’oinochoe, una punta di lancia. Sono ipotesi, beninteso. Nient’altro che dei «si dice», ancorché insistenti, che noi riportiamo per semplice dovere di cronaca. Illazioni, queste, tutte da verificare alla luce di una metodologia rigorosa e inappuntabile dal punto di vista scientifico. Ma non per niente inverosimili o bislacche se si ripercorre il passato di questo corso d’acqua ricco di storia e di insedia-menti monastici, come il monastero basiliano di Sant’Angelo della Pietra, nell’omonima località. Servano, queste brevi note, a stimolare l’interesse delle istituzioni preposte, affinché si apra ufficialmente un sito archeologico e si avviino i lavori di ricerca per verificare la consistenza oggettiva di certe leggende che ogni tanto capita di ascoltare in giro.


Patrono: San Nicola Vescovo che si festeggia il 6 Dicembre


Sito istituzionale
: http://www.comune.gagliato.cz.it/ 

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