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Davoli è un comune italiano di 5.490 abitanti della provincia di Catanzaro. Il suo territorio si estende dal mar Ionio all’altopiano delle Serre incastonato tra i fiumi Melis ed Ancinale. Il comune è diviso in 3 sezioni: la marina, la collina e la montagna. Non ci sono dati precisi sull’ origine del paese, ma sicuramente c’è stato l’insediamento dei greci, in quanto diverse località e contrade sono denominate con nomi Greci. Pare che anticamente Davoli fosse chiamata “Daulius”, nome che deriverebbe da Daulia, città delle Focide tra Delfo e Balia, da dove sarebbero venuti i suoi fondatori. Nel VII secolo, i primi colonizzatori della Grecia trovarono in questo territorio facile approdo insediandosi alle falde delle fiumare Alaca e Ancinale. Durante il periodo della colonizzazione greca il territorio fu spesso campo di battaglia delle schiere di Crotone e di Locri, che si contendevano il dominio delle colonie. Durante le guerre puniche le orde di Annibale, stabilirono diversi accampamenti nel circondano, prima della famosa battaglia della piana di Sangineto o Sajnaru. Nel IX secolo d.C. avvennero in Davoli numerosi insediamenti di Monaci basiliani che fondarono eremi e cenobi, il più famoso dei quali rimane quello in località Trono. A seguito delle incursioni saracene, le popolazioni primitive cercarono rifugio nelle zone collinari e precisamente nelle località dl S. Michele, S. Caterina e S. Nicola dove si insediarono agli inizi del XIV secolo. Il nucleo urbano si sviluppò successivamente nella zona di S. Barbara e S. Pietro. Nel 1571 il suo castellano era il caporale Jacopo Antonio Magalli, cui succedette il caporale Vincenzo Romeo. E’ questo il periodo in cui il territorio fu meta di molti dotti e clero, i quali, con i diritti e i privilegi della loro condizione arricchirono Davoli di palazzi maestosi e la Marina di sontuose dimore di villeggiatura, punto di incontro per i giovani dell’epoca che frequentavano rinomatissime scuole di medicina e fisica, di “Utroque Jure” e di fisica. Su tutti privilegiava il Felluso residenza estiva Ravaschiera-Fleschi, principi di Satriano. Successivamente, per il decreto del 4-5-1811, il paese diventava capoluogo di un circondario comprendente i Comuni di Satriano, S. Sostene e S. Andrea. Ricordiamo, tra gli altri Giuseppe Aloisio, letterato; Gregorio Badolisani, giurista; patrizio Corapi, giureconsulto e deputato; Pier Nicola Gregoraci, prof. emerito dell’università di Napoli, scrittore di medicina; Nicola Paradiso, fisico; Francesco Perri, latinista e grecista; Domenico Pittelli, giornalista; Saverio Tucci, poeta. La società davolese visse per molto tempo del lavoro dei campi, per questo il territorio presenta tanti esempi di architettura rurale (mulini, frantoi, acquedotti, fontane), usi e costumi locali risultano essere uno specchio della tradizione contadina si distinsero nella lavorazione del legno, carbone, la concia delle pelli, la produzione dei vini, oli pregiati e prodotti caseari che trafficavano sui mercati delle cittadine vicine, in marina si sviluppò l’allevamento del baco da seta. Nel 1930 L’ing. Bruno Misefari scoprì una miniera di quarzo nella località “Trono”, della quale i geologi si accorsero che si trattava di qualità purissima, e così incominciarono a sfruttare i giacimenti. Alla fine della guerra, per vari motivi, la società entrò in crisi e fu costretta a chiudere. In questi ultimi anni ha visto fiorire una serie di attività, turistiche e commerciali; diversi sono i villaggi e i punti vendita di prodotti locali lavorati e sparsi nel territorio, tutto ciò rende il paese rinomato nel comprensorio. Davoli ha dato sempre una particolare importanza alle processioni sacre e ai riti religiosi, come quelli legati alle ricorrenze del santo patrono S. Roberto Bellarmino , alla Pasqua e al Natale celebrate intorno alle chiese parrocchiali, santuari e alle molte cappelle signorili. Verso l’inizio del paese si trova, su una collina,la chiesa di S. Lucia aperta al culto soltanto per la novena. A Davoli, infatti ogni anno si svolgono funzioni religiose e usanze legate ad esse. E’ tradizione ancora oggi, per il primo giorno dell’anno, portare in tutte le case la statua di Gesù Bambino, come segno di benedizione e di augurio per l’anno appena iniziato. A febbraio si festeggia la Madonna della Candelora, statua che si trova nella Chiesa di S. Pietro e, come nei tempi antichi, anche oggi vengono offerti in dono due tortore in ricordo della presentazione di Gesù al tempio. A carnevale per ricordare la futilità delle cose terrene, si preparano diversi festeggiamenti, tra i quali la sfilata dei carri con personaggi in cartapesta preparati nel laboratorio che si trova a Davoli, realizzati durante l’anno, oltre le maschere e i manufatti artistici veri. Ancora oggi, nel periodo di Quaresima, come un tempo, qualcuno fuori la porta di casa appende una bambola di stoffa “a Coraisima”, vestita di nero con al collo una collana di olive nere, tra le braccia un’arancia e il fuso e sul vestito 7 piume che si stappano con la frequenza di una per ogni settimana di Quaresima. Nella chiesa di Santa Barbara, la sera del venerdì Santo, si fa la predica sulla passione di Gesù e, quando è già buio, dalla chiesa di S. Pietro, esce la processione della Naca o del Cristo morto, funzione religiosa particolare in quanto la processione inizia con alberi di abeti/pini più piccoli portati dai bambini seguiti da quelli più grandi che devono essere portati con l’ausilio di corde e forche. Portare gli alberi più grandi è motivo di onore e orgoglio, tutti gli alberi sono illuminati da lumini appesi sui rami. La processione termina verso le due di notte, dopo aver attraversato tutto il paese. La vita religiosa nel piccolo borgo era fervida e viva come dimostrano le numerose chiese, i santuari e i monasteri diffusi su tutto il territorio. Ci furono anche due antichissimi conventi fondati dai monaci basiliani proveniente dall’ oriente: uno si trovava nella località “Trono” e l’altro dei Sant’Antonini posto in alta montagna. Di questi conventi oggi esistono solo i ruderi. Nell’abitato vi sono tre chiese abilitate al culto e formanti parrocchie distinte: S. Caterina, S. Barbara, S. Pietro, fondate attorno al 1300-1500 e il Santuario della Santissima Immacolata.



Punti d' interesse:

La chiesa di Santa Caterina
è la più antica. Sulla facciata molto lineare vi sono 4 finestre bifore, il portale è in granito. All’interno è divisa in 3 navate, ma non è molto grande. Sotto il pavimento c’è una fossa carnaria. Alle pareti della navata destra e sinistra ci sono tre altari. In una nicchia in fondo dietro l’altare maggiore c’è la statua di S. Caterina, infine c’è la “Naca”, cioè la statua di Gesù Morto. Interessante è il Battistero che è molto antico ed è in granito. Il campanile è in stile bizantino e nel suo interno ci sono 3 campane di cui la più grande è la più antica, infatti si pensa che sia stata portata dai Greci nel 1462.
La chiesa di Santa Barbara dopo l’ultimo restauro (1992), si presenta in tutta la sua bellezza. . E’ stata costruita tra la fine del ‘400 e l’inizio del ‘500. E’ esposta ad oriente, su una piccola altura, al centro del paese. La facciata ha tre portali, quello principale è sormontato dal timpano. All’interno si ammira una cripta che racchiude le spoglie mortali del dotto magistrato Antonio Badolisani (nobile davolese) ed una lapide. Il soffitto è in legno, lateralmente a cassettoni. La chiesa ha 10 altari e 12 statue, inoltre vi sono alcuni quadri degni di essere ammirati.
La chiesa di San Pietro è stata costruita intorno al 1500-1600. Vi si accede da due scalinate laterali che portano davanti al portale, la cui parte superiore è sormontato dal timpano dove sono scolpiti tre volti di angeli. Accanto vi è il campanile, al quale si accede da una scaletta, situata sul lato sinistro entrando in chiesa. In essa si trovano tre campane, datate 1759. Sulle pareti della scalinate e nella facciata sulla parte più alta ci sono due stemmi in granito rappresentanti le chiavi di S. Pietro, simbolo della chiesa. All’interno c’è un' unica navata che termina con l’ altare maggiore in marmo colorato, sormontato da un tabernacolo su cui poggia un Crocifisso in legno con a lato due angioletti. Sotto l’altare c’è un medaglione con le insegne della chiesa: le chiavi, la mitra e alcune iscrizioni. Nell’abside c’è un affresco rappresentante la Madonna col Bambino in braccio, con a lato degli angeli, in alto la colomba e in basso S. Pietro, S. Paolo e S. Giovanni. Appeso dietro l’altare c’è un piccolo Crocifisso che contiene le reliquie di alcuni Santi. Entrando sul lato sinistro c’è la fonte battesimale in granito formato da una colonnina e da una parte concava, ai due lati ci sono due botole con rispettivo coperchio che ricordano le chiese bizantina. Di seguito c’è l’altare del Purgatorio sormontato da una tela dove in basso si legge una scritta e un altro altare sovrastato da una nicchia con una bella statua in marmo della Madonna Immacolata. Si racconta che questa statua sia stata trovata bagnata di lacrime quando ci fu l’alluvione del 21 novembre 1874 e che un pezzo di marmo, tolto dal mantello, sia stato mandato a Roma per farlo esaminare. Risultò che le lacrime fossero di natura umana. Ai lati della chiesa ci sono altri diversi altari. Davanti all’altare maggiore c’è la statua della “Naca”.
Il santuario di Maria Santissima Immacolata è situato a qualche chilometro dall'abitato, verso il monte, dedicato al culto della Madonna della Misericordia. La data di costruzione dell’edificio non si sa di preciso, ma si pensa che sia uno dei più antichi. L’insediamento della Misericordia era formata da una torre in muratura di pietrame dalle dimensioni dell’attuale campanile. Dopo l’invasione francese e il terremoto del 1783 la chiesa subisce gravi danni, tali da procurare dei cambiamenti: alla torre viene annessa una cappella e un alloggio per frati diventando un convento,il quale fu stato usato anche come ospedale di guerra. Le ultime trasformazioni sono avvenute nel secolo scorso, in quanto la cappella è stata ampliata e l’entrata è stata spostata ad oriente. La chiesa è stata costruita con materiale semplice con copertura in legno di castagno con tegole caratteristiche e particolari ornamenti in pietra granitica lavorata. Sotto il pavimento esisteva una fossa carnaria molto grande. Gli eremiti sono rimasti presso questa chiesa fino a tempi recenti. La festa dell’ Immacolata si celebra ogni anno nella terza domenica di settembre, dove ha luogo anche una fiera. Era usanza che i fedeli facessero la “giornata e la nottata” essa consisteva nel passare tutta la giornata di sabato e domenica in compagnia della Vergine pregando e cantando le lodi. Caratteristica principale è la processione che si svolge la sera della domenica, dove la Madonna dell’ Immacolata, trasportata da un furgone ricoperto di fiori, viene accompagnata e preceduta da una fiaccolata e da una folla fino al piazzale antistante la chiesa, dove si celebra la Messa. 


Patrono: San Vittore che si festeggia il 21 Luglio 


Sito istituzionale:
  http://www.comune.davoli.cz.it/

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