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Amaroni è un piccolo paese della provincia di Catanzaro, di 1.918 abitanti. Ha origini antichissime, fu abitato fin dalla preistoria, come dimostrano i reperti esposti al museo di Catanzaro. Gli amaronesi discendono dagli abitanti del vecchio paese, denominato Majurizzuni o “Monte Incantato” che deriverebbe da “Maju”- sambuco e “Rizuni” – grossa radice. Le origini Magno Greche di Amaroni sono confermate dalla forte presenza di vocaboli dialettali, i termini più utilizzati, sono: “grupu” (buco), “fanò” (abbaino), “catarrattu” (apertura del pavimento verso il basso), “Holea” (nido di uccelli), “scifu” (recipiente in cui si versa il cibo per i maiali), “cianamidi”, (tegola).Nel 1783 Amaroni fu colpita da un terrificante terremoto. Con il ritorno all’ordinamento francese di Murat e Francesco Giuseppe nel 1806, Amaroni entrò a far parte del Governo di Squillace per costituirsi autonoma nel 1816, riportata a frazione di Squillace nel 1833 riacquistò l’autonomia nel 1850.

Punti d'interesse:

Palazzo Canale: costruito dal principe De Gregorio nel 1666, in seguiro fu consegnato alla famiglia Canale, per ragioni di eredità, che lo abitò fino al 1905. Il Palazzo occupa una superficie di 760 mq e misura in lunghezza 38m e 20m in larghezza. Il piano terra è costituito da cinque ampi magazzini. Al primo piano ci sono tre stanze sul lato nord detto “scivolata”, e tre stanze sul lato ovest. Il secondo piano si compone di dieci stanze. Il pavimento di alcune di esse è in cemento liscio, con disegni incisi, raffigurati quadrati e rettangoli; quello delle altre stanze è in mattoni di terracotta. Il soffitto è pitturato con sfondo bianco e nel centro sono disegnate figure di donne dell’ epoca. I balconi sono in ferro battuto. Il cornicione è in pietra e lo stemma posto all’ entrata dell’ edificio raffigura un tulipano, il fiore preferito dalle famiglie nobili. Esso poggia sopra una roccia e non ha fondamenta, il tetto è fatto di tegole in stile antico, il suo cornicione è in pietra intagliata a zigzag. Le porte erano in legno di castagno costruiti da mano d’ opera amaronese, pitturate in colore nero e raffiguranti gendarmi in stato di guerra. Oggi dopo, molti anni di abbandono è divenuto un imponente palazzo ove ha sede il Municipio.
Badia di San Luca: in Amaroni esiste un luogo nella montagna chiamato S. Luca. Da un documento, risulta che alla data del 1310 la Badia di S. Luca, ha pagato “ tarì 5”, “ grani 5”, quali decime al Vaticano.
S. Maria De Buttade: esiste ancora il toponimo; il luogo con il territorio di Girifalco dove da lontani racconti esistono alcuni ruderi. Il luogo si trova sulla parte sinistra della ex SS. 181 per Girifalco.
S. Maria De Plano o Prato : si trova presso la contrada S. Maria a Sacchetta, sulla strada “fontana Divina”, sono stati trovati, in questo luogo, resti mortali e delle pietre sepolcrali.
L’ Abbazia di S. Nicola delle Magliole: è situata sull’altura del Vioterito ( Bioterito – Viteorito – Vitaritu ). Dagli scritti emerge che l’abbazia dell’ Ordine di San Basilio titolata S. Nicola è esistita, dobbiamo aggiungere l’ appellativo “ delle Magliole” e dalla documentazione è innegabile chel’ Abbatia di San Nicola delle Magliole, è ubicata lungo la ex statale 181 per Girifalco, all’ altezza del ponte del fiume Ferrera, si notano i resti di una costruzione imponente e molto vasta: in alto, esiste ancora la chiesa annessa che, si crede, sia stata fatta costruire da San Luca e dove egli scelse di morire, nei pressi vi è il campo detto Fiorito ( Fjuredha).Questa costruzione, secondo chi scrive, corrisponde all’ Abbazia di San Nicola delle Magliole, ed è stata costruita in periodo bizantino. Sulla destra, a circa un km, ai piedi di Maiurizzuni esiste un'altra località con ruderi denominata San Nicola il Vecchio. Qui è stato trovato anni fa un sarcofago in pietra; forse il luogo era il cimitero dell’ antica Maiurizzuni. La chiesa di San Nicola ( non abbatia ) dove molto presumibilmente scelse di morire il “ Beato Luca” e dal Santo fatta costruire, si trova in contrada San Nicola. Presso la contrada San Nicola il Vecchio esistono altri ruderi non identificati. 
Chiesa Matrice di Santa Barbara: sulla costruzione della chiesa Matrice, i primi atti relativi alla sua edificazione risalgono al 1793. Tali atti chiedevano un finanziamento per la ricostruzione della Chiesa Matrice che venne distrutta durante il terremoto del 28 marzo 1783. Sei anni dopo il terremoto la Chiesa venne ricostruita in legno per poter assicurare il culto ai fedeli. Sebbene gli amaronesi non si trovassero in codizioni economiche tali per poter contribuire con del denaro alla sua ricostruzione, non fecero, tuttavia, mancare materiale e manodopera. La chiesa fu consacrata al culto dal Vescovo di Squillace, i suoi affreschi portano la firma del famoso pittore Zimmatore Grillo di Pizzo Calabro. Le immagini della volta rappresentano il Battesimo di Gesù, S. Cecilia al piano, il sacrificio di Abramo, la Sacra Famiglia, S. Antonio, S. Barbara, S. Paolo e S. Pietro. Il tempio misura 28 metri in lunghezza, 22 in larghezza e 19 in altezza; la pianta ha forma rettangolare ed è divisa in tre navate. Alla chiesa si accede grazie ad una scalinata. Sul lato sinistro ci sono 39 colonne che funzionano da prospetto e portano alla navata laterale sinistra. Il portone centrale dà sulla piazza antistante ed è incorniciato da colonne in pietra scolpita. La facciata in intonaco liscio, vede posto, ad un altezza di 14 metri un cornicione in pietra. In alto è posta l’ effigie di S. Barbara in terracotta, collocata in una nicchia; sul lato destro troviamo la porta laterale da cui si accede alla navata, la porta è molto semplice, con piccole decorazioni e intagli. Alzando gli occhi si può osservare, il quadrante dell’ orologio, posto alla base della cuspide del campanile. Le due campane dell’ orologio sono collocate sulla parte superiore, sulle quali battono le ore, i due martelli dotati di meccanismi elettronici: l’ artefice di questo è Giuseppe Muzzì. Le tre grosse campane principali, sono poste ad ovest, nord, e a sud sotto gli archi sovrastate dal maestoso campanile a forma di cupola, che è alto 24 metri. All’ interno, la Navata centrale è divisa in tre parti da due muri, il soffitto è a volta, il pavimento è in graniglia. Il pulpito chiamato “ambone” è posto a sinistra, è in legno di noce intagliato dall’ artista Giovanni Versace. Gli intagli raffigurano la torre di S. Barbara, la forma è esagonale e sopra, vi è il leggio rigorosamente di legno. Posto al centro vi è il dominante Altare a forma di mensa e retto da due lastroni in marmo. Poco distante, vi è il più imponente altare in pregiato marmo con testine di Angeli ai lati, e al centro vi è il Tabernacolo chiuso da una porta in oro lavorato a mano. In alto domina maestosa sulla chiesa, nella sua Chiesa di cui è patrona l’ effige di S. Barbara, opera splendida di cui si ignora l’ autore e la data.

Frazioni : San Luca

Patrono : Santa Barbara che si festeggia il 4 Dicembre

Sito istituzionale : http://www.comunediamaroni.it/

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